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Marchio di Ospitalità Italiana

Study tour CGIL in Giappone

ICCJ ha coordinato una rappresentanza della CGIL Lombardia, Confederazione Generale Italiana del Lavoro, che ha partecipato ad una missione conoscitiva in Giappone, passando prima anche dalla Corea del Sud.

Composta da 17 persone tra cui il Segretario Generale del sindacato nazionale Susanna Camusso, la delegazione, che annualmente da ormai sei anni organizza viaggi con lo scopo di meglio conoscere le altre realta` industriali del mondo, ha trascorso nel Sol Levante 11 giorni, dal 26 agosto al 6 settembre, passando per Tokyo, Osaka e Nagoya.
 
Aziende giapponesi di prestigio internazionale, tra le quali Shiseido, Honda e Panasonic, e istituzioni sindacali nazionali, locali e d'azienda hanno incontrato i partecipanti alla missione la quale ha evidenziato alcuni degli aspetti più complessi delle relazioni industriali in Giappone e dei rigidi rapporti di gerarchia e di ruolo che accompagna la cultura di questo Paese. Il dialogo con il sindacato infatti, per via delle implicazioni legate all'istituzione stessa, è stato spesso difficoltoso o addirittura negato dal management delle compagnie nipponiche che ha concesso discussioni solo con gli specifici organi interni dedicati ad interagire con organizzazioni in questione. 

Similitudini e differenze dei luoghi di lavoro e delle organizzazioni sindacali locali, precarieta` lavorativa, sistemi di protezione e welfare, cultura delle relazioni industriali di un paese per favorire il confronto con l'Italia, capire come riprendere nel nostro Paese gli investimenti. Questi i temi affrontati durante il viaggio che, oltre alla parte giapponese, ha visto anche incontri italiani sia aziendali, con Marposs Japan, sia istituzionali con Ambasciata d'Italia in Tokyo e Consolato Generale a Osaka.
 
 

Seminario “Corporate Sustainability and Symbiotic Corporatism in Japan”

Durante lo study-tour per la CGIL Lombardia tra Tokyo, Osaka e Nagoya finalizzato ad offrire uno spaccato del mondo impiegatizio giapponese e delle best practice in campo industriale, sociale e dell’amministrazione pubblica, presso la sede di Mita ICCJ ha organizzato un seminario a cura di Junji Tsuchiya, Professore di Sociologia dell’Universita’ Waseda sul tema della sostenibilità aziendale e il corporativismo simbiotico. Tsuchiya ha trattato gli argomenti principali della storia e della sociologia del lavoro in Giappone, tracciando i cambiamenti più importanti degli ultimi trent’anni.

Il seminario ha introdotto concetti chiave sui quali è basata la cultura del business giapponese. Tra i più importanti, ha spiegato Tsuchiya, vi è kyōsei, la filosofia aziendale di Canon. Il termine giapponese significa "vivere e lavorare insieme per il bene comune", ed è un modello di business che dagli anni ’80 sta progressivamente scalzando quello tradizionale nel processo di svolta verso la valorizzazione della responsabilità sociale d’impresa.

Kyōsei affonda le proprie radici nelle religioni indigene, come il buddismo, il confucianismo e lo shintoismo, dalle quali trae i concetti di equilibrio e coesistenza, del sistema gerarchico, e della responsabilità sociale come obbligo umano. Benchè molti esperti di business management credono l’influenza confuciana più importante delle altre, Tsuchiya sostiene che lo spirito shintoista ha avuto il più forte impatto sullo sviluppo di kyōsei. Le cinque fasi del kyōsei aziendale comprendono la cooperazione sia con impegati all’interno dell’azienda sia che all’esterno, non solo con fornitori e clienti ma anche con il governo. Inoltre, la filosofia aziendale promuove l’uso della tecnologia a fini responsabili ed altruistici. Introducendo a Paesi in via di sviluppo nuove tecnologie, si potrebbe contribuire al miglioramento della qualità di vita, mirando a ridurre l’inquinamento e lo spreco d’energia tramite lo sviluppo di ‘green technologies’.

Tsuchiya ha quindi fatto l'esempio di un caso giapponese in cui la tecnologia viene usata in linea con il kyōsei. Fra i problemi sociali che il Giappone deve affrontare, l’invecchiamento demografico è uno dei più attuali ed urgenti. Si stima infatti che tra 30 anni la popolazione sara’ constituita per circa il 37% da anziani (Statistics Bureau Japan, 2014). La situazione è aggravata dalla mancanza di personale specializzato nell’assistenza infermieristica e agli anziani. Una delle risposte che l’industria giapponese ha dato a questo problema è stata la creazione di un androide, con un’apparenza ed una sensibilità “umana”. Il Giappone e l’Italia sono entrambi all’avanguardia nel campo della robotica, e l’argomento è stato accolto con grande interesse. 

Di grande interesse anche il concetto di kansei, ovvero tecnologia robotica “sensibile”, ed è su questo tema che la discussione si è incentrata nella parte finale del seminario. Da un lato, l’umanizzazione dei robot sta spingendo i limiti della scienza ad entrare in campi mai esplorati prima, e che fino al secolo scorso sarebbero stati inimmaginabili. Dall’altro sta penetrando sempre più profondamente nella vita di ogni giorno, in modi anche impercettibili cambiando fondamentalmente il modo di comunicare tra le persone, particolarmente nella società giapponese. Il mondo “futuristico” dei film e dei libri di fantascienza di una volta, in fondo, non è poi così diverso. 

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