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Il clima economico per il 2015

Il cambio euro-yen particolarmente forte ha causato, dalla seconda metà del 2014, una flessione delle esportazioni italiane il cui trend era stato fino ad allora decisamente positivo.

L’insieme delle manovre che vanno sotto il nome di Abenomics ha trovato un momento di crisi nell’aprile dello scorso anno, quando l’innalzamento della tassa di consumo all’8% ha paralizzato temporaneamente la crescita del PIL senza riuscire a stimolare l’innalzamento dei salari, ormai fermi da molti anni.

Per il 2015, l’ipotesi di un ulteriore innalzamento della tassa di consumo al 10% è stata congelata (fino al 2017) su richiesta di diversi soggetti economici, e ci si aspetta invece un nuovo stimolo economico da parte del governo giapponese a sostegno delle ingenti manovre monetarie già implementate.

I dati delle dogane giapponesi relativi all’interscambio Italia-Giappone nel 2014 dichiarano una flessione nel valore delle importazioni italiane in Giappone del 2,6% rispetto al 2013 (834.139.648 yen contro i 856.348.786 yen dell’anno precedente). Il dato è reso maggiormente negativo dalla differenza nelle date di registrazione dei due diversi dati, periodo nel quale il divario tra Euro e Yen si è ulteriormente rafforzato. Aumenta invece, ma più leggermente (4,7%), l’export di prodotti giapponesi in Italia.Nel calo generale del flusso Italia-Giappone, i comparti a vocazione prettamente industriale (motori, circuiti integrati, veicoli) hanno comunque sofferto meno o addirittura aumentato le loro quote, sulla spinta forse dell’incremento della produzione giapponese.


È aspettativa della Banca del Giappone un effettivo innalzamento degli stipendi, condizione senza la quale diventerà arduo mantenere promesse di crescita, ma gli strumenti per garantire questo risultato non sono ancora chiari, se si escludono gli appelli alle maggiori rappresentanze industriali da parte del governo.


Per l’anno 2015, in mancanza di effetti immediati degli interventi monetari, le previsioni sull’interscambio sono rese difficili sia per il permanere di un cambio Euro/Yen alto (a inizio 2015 attorno a 150 yen/euro, poi sceso a 130 yen/euro ai primi di gennaio) sia per le previsioni di calo complessivo del PIL giapponese, che decreterà minori spese su prodotti ad alto valore aggiunto e forti spese in energia. 

Mentre si prevede che i dati macroeconomici renderanno le condizioni difficili per tutte le nazioni dell’area Euro in rapporto al Giappone, l’appuntamento di EXPO potrebbe costituire un valido punto di ancoraggio per le aziende coinvolte nell’esportazione del Made in Italy, sia grazie all’effetto psicologico di disponibilità che le campagne a promozione del nostro Paese hanno sugli operatori economici giapponesi, sia per lo stanziamento di fondi da parte del governo italiano a sostegno dell’export.

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