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Marchio di Ospitalità Italiana

Intervista ai vincitori del Concorso “Alessandro Valignano”

weAR srl è l’azienda vincitrice dell’edizione 2015 del Concorso “Alessandro Valignano”  indetto dalla Camera. Abbiamo intervistato Emanuele Borasio, CEO di weAR srl, per conoscere in modo più approfondito il mondo legato ad augmented reality  e wearable technologies. E’ stata anche l’occasione per condividere la storia di una SME italiana, nata come start up nel 2014 ed oggi pronta ad accettare la sfida di affacciarsi ad un esigente mercato asiatico, il Giappone, da sempre protagonista del settore dell’ICT a livello mondiale.

Lo scorso gennaio Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook, commentando l'arrivo ufficiale sul mercato degli smart glasses Oculus Rift ha affermato: “We believe virtual and augmented reality will be the next major computing platform that will change the way we all connect and communicate.” Oltre a Facebook, tra i grandi player che stanno affollando il mondo della realtà virtuale e aumentata, ci sono Sony Computer Entertainment Inc., Seiko Epson Corp., Apple Inc. , HTC Corp., Microsoft con gli HoloLens ed i dibattuti Google Glass. 

Facendo un passo indietro, qual’è la differenza principale tra realtà aumentata e realtà virtuale?

Le principali differenze riguardano la fruizione del contenuto generato. Nella realtà aumentata, i dati creati dal dispositivo vengono “incollati” al mondo reale, grazie alla capacità di smartphone, tablet e smart glass di capire dove l’utente si trovi con la geolocation e cosa sta puntando con il riconoscimento di immagine. Si ottiene una realtà ‘mixata', costituita da quanto percepito dalla vista dell’utente e da informazioni aumentate che possono aiutare a migliorare la nostra esperienza di vita quotidiana. Nella realtà virtuale lo scenario è totalmente generato dal dispositivo. L’esperienza è immersiva e slegata dal mondo esterno. Oltre alla percezione visiv stanno per essere messi sul mercato ulteriori componenti (guanti, vestiti) che stimolano tutti I nostril 5 sensi. AR e VR non sono tuttavia tecnologie contrapposte e sono sovrapponibili in molti usi. 

Quali sono gli strumenti e i software che rendono possibile sperimentare la realtà aumentata?

La realtà aumentata su mobile e wearables è resa possibile dai componenti interni di cui sono dotati questi strumenti. In particolare la fotocamera per catturare la realtà percepita e i MEMS di cui l’Italia è un grandissimo produttore mondiale (si tratta di sensori miniaturizzati come accelerometri, bussola digitale e GPS). Ci sono molti software che possono distribuire contenuti aumentati: spesso vengono chiamati AR browsers. Se con Youtube un utente può sfogliare un video, con Layar, Blippar, Wikitude, Aurasma, Zappar (solo per citarne alcuni) è possibile interagire con alcuni prodotti di uso comune: una confezione di cibo per scaricare una ricetta, una scatola di LEGO® per vedere il modello 3D già montato, la pagina di una rivista che pubblicizza un vestito per visualizzare un tasto ‘buy it now’.

Da varie fonti risulta che il successo dei sistemi AR risieda nella capacità dei produttori di persuadere gli sviluppatori a creare applicazioni utili e accattivanti, insomma a proporre utilizzi concreti e convincenti.  Quali sono gli impieghi della realtà aumentata considerati al momento di maggiore rilevanza?

Ora e sempre di più in futuro il successo di un dispositivo dipenderà dallla quantità e qualità di applicazioni installabili che ne permetteranno un valido ausilio per la nostra vita quotidiana. L’insuccesso della prima versione di Google Glass, distribuito in edizione ‘Explorer’ solo ad alcuni sviluppatori, è stata l’incapacità di trovare una ‘killer app’, che spingesse il consumatore a comprarlo. Esiste pertanto un ecosistema che deve dialogare, costituito dai produttori, dagli sviluppatori e dai consumatori/utilizzatori. Questi ultimi devono sempre essere al centro.

Per quanta riguarda la realtà aumentata, il suo utilizzo inizia dal 2009 per migliorare la conoscenza dei prodotti. Un esempio fra tutti è quello che ci ha portato nel 2012 a collaborare con il gruppo tedesco Loewe Technologies GmbH per realizzare delle stampe A4 che, fissate a una parete di casa e visualizzate tramite smart phone, permettevano al potenziale cliente di vedere l’effetto del nuovo televisore Loewe nella stanza. Sui wearables invece, si è partiti dalle nicchie sportive fino ad arrivare ad applicazioni B2B per supportare il lavoro.

E adesso arriviamo a voi. Come nasce weAR srl?

weAR Srl nasce dall’esperienza dei fondatori nel mondo della realtà aumentata: 10 anni di esperienza e lavoro su software di riconoscimento di immagine, 6 anni di lavoro nel campo della realtà aumentata mobile e 3 anni nello sviluppo di applicazioni e interfacce utente per wearable devices come gli smart glass.  I fondatori provengono da un’esperienza universitaria presso l’Ateneo di Ferrara, e da una precedente startup legata al mondo della geomatica e realtà aumentata (G-maps, ora totalmente assorbita in weAR Srl).

Perché avete sviluppato MARKO?

Secondo Osservatori.net del Politecnico di Milano, nel corso del 2014 le aziende italiane hanno risparmiato circa 9 miliardi di euro grazie agli oltre 13 milioni di dispositivi mobili business in circolazione. Nonostante questa diffusione, ci siamo resi conto che nel settore B2B mancavano dei validi strumenti per la formazione del personale: dal supporto alla manutenzione, alla spiegazione di complesse procedure industriali, fino al miglioramento della sicurezza sul posto del lavoro. È da questa idea che è nato MARKO, una piattaforma SaaS (Software as a Service) che permette a qualsiasi azienda di creare e distribuire manuali d’uso fruibili con la realtà aumentata attraverso dispositivi mobili e ‘indossabili', come gli smart glass. Più che una app, è a tutti gli effetti un MEAP o Mobile Enterprise Application Platform enabler.  Inoltre nel settore B2B ci siamo accorti che mancavano dei facili strumenti di authoring in grado di permettere a chiunque di collegare un oggetto reale a contenuti virtuali, direttamente in overlay

Quali sono i punti di forza di MARKO?

MARKO garantisce un incredibile risparmio di tempo e denaro alle aziende che lo scelgono. Il creator di MARKO ad esempio, è un tool totalmente web based che permette di creare manuali d’uso senza bisogno di assumere un programmatore, perché facile da usare. Inoltre il tecnico manutentore che usa MARKO punta con il suo tablet o smart glass un macchinario e visualizza velocemente le indicazioni per risolvere guasti, anomalie di funzionamento o per procedere alla regolare manutenzione, senza perdite di tempo. Questa facile consultazione dei manuali di istruzione rende MARKO un ottimo supporto durante le attività di training, e può essere multilingue, nel caso di prodotti dedicati all’estero. 

A quali aziende vi rivolgete?

Potenzialmente ogni azienda può diventare un utilizzatore di MARKO: ogni azienda che vende un prodotto ha sicuramente un manuale d’uso che può essere ‘aumentato’ e messo a disposizione dei clienti e del proprio personale, che di solito in poco tempo deve essere addestrato e supportato nelle complicate e costose procedure di manutenzione.

Per quale motivo vi siete avvicinati al mercato giapponese?

Crediamo che il mercato giapponese abbia la maturità per una adozione massiva del nostro tool. Nel 2015 abbiamo avuto un grande riconoscimento da parte del gruppo Giapponese Seiko Epson Corp: MARKO è stata la prima app italiana ad essere pubblicata sullo store di applicazioni per smart glass Moverio, uno dei primi occhiali intelligenti ad essere messo in commercio. Abbiamo avuto l’onore di incontrare i progettisti di Moverio, venuti apposta in Italia per conoscere le imprese che sviluppano sulla loro piattaforma.

Perché avete scelto di partecipare al Concorso “Alessandro Valignano” indetto dalla Camera? 

Il concorso ci sembrava l’occasione giusta per conoscere il mercato giapponese. Affrontare il mercato estero senza un valido supporto è difficile non solo per una piccolo startup ma anche per le aziende tradizionali. In più l’ingresso in Asia deve essere affrontato con la giusta preparazione, anche culturale. Il Concorso ci ha dato la forza di fare finalmente questo grande salto verso il mercato giapponese.

Come vincitori del Concorso, come pensate di usufruire del supporto della Camera di Commercio Italiana in Giappone?

Confidiamo che la Camera possa darci un prezioso supporto nella ricerca dei potenziali partner Giapponesi e nella gestione degli incontri. Sarà infatti fondamentale pianificare delle demo del nostro tool e della tecnologia AR. Allo stesso tempo stiamo provvedendo alla traduzione in lingua giapponese del nostro portale e di tutte le informazioni relative a MARKO.

Che progetti avete per il futuro, in Italia ed all’estero?
MARKO è una piattaforma molto giovane, appena all’inizio di un percorso di crescita e miglioramento molto articolato. Per ora vogliamo interessare più aziende possibili all’uso della AR in ambito learning, training, maintenance: la AR è pronta per il B2B, ed esistono già wearables che la supportano. Cerchiamo quindi partner internazionali che ci possano aiutare sia a proporre MARKO alla loro rete, sia a migliorare la piattaforma grazie ai feedback dei primi utilizzatori. Le sinergie con i produttori sono altrettanto importanti. Nel caso di Seiko Epson Corp., parlare direttamente con i progettisti dei futuri modelli di smart glass ci permetterà di apportare significativi miglioramenti a MARKO.

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