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Marchio di Ospitalità Italiana

L’ABC per ben operare in Giappone: i consigli dell’avvocato.

di Adriano Villa*

Accordi commerciali e contratti

Il Giappone è un paese con una tradizione legale alla “occidentale”, ma relativamente recente. Il diritto codicistico dell’Europa continentale vi fu trapiantato, sostituendo consolidate usanze locali fondate sostanzialmente sulla morale confuciana, solo a partire dal 1880, in seguito alla cosiddetta rivoluzione (o restaurazione) Meiji. In generale, quindi, a fronte di un corpo normativo assolutamente completo e ben strutturato, nel quale l’operatore europeo-continentale ritrova facilmente principi a lui perfettamente noti, la mentalità giapponese è aliena da certe raffinatezze del pensiero legale all’europea e i rapporti contrattuali fra aziende giapponesi sono ancora oggi spesso e volentieri regolamentati da contratti molto semplici, fondati in gran parte sulla reciproca comprensione che deriva dalla comune tradizionale culturale. Errato, quindi, definire un rapporto contrattuale con un interlocutore giapponese per mezzo di un documento ipertrofico, tipico della tradizione anglosassone. Ma errato anche far finta di essere giapponesi ed accettare lo smilzo telaio di articoli che la controparte potrebbe proporre, con previsioni assai generiche (e tipiche dei contratti locali) come “le eventuali controversie fra le parti verranno risolte attraverso mutua comprensione” o “le parti decideranno di comune accordo come definire [una data e importante tematica]”. Peggio ancora, fare a meno del contratto. I contratti devono essere per quanto possibile semplici, ma completi e ben redatti per iscritto. E, per evitare complesse problematiche interpretative, sempre in lingua inglese.

DA FARE: I contratti vanno preferibilmente redatti in lingua inglese per evitare complesse problematiche interpretative

DA NON FARE: Evitare di pretendere contratti eccessivamente prolissi, come è tipico della tradizione anglosassone, ma nemmeno accettare una formulazione ridottissima con previsioni assai generiche (tipica dei contratti locali). Evitare contratti con testi bilingue di uguale valore interpretativo: il giapponese non è una lingua nata per redigere contratti, l’ambiguità è sempre in agguato.

LA BUONA NOTIZIA È… Il sistema legale giapponese è in realtà assai più simile al nostro di quello degli - a noi più culturalmente familiari - Stati Uniti, e la normativa in generale più rassicurante per le aziende che vi operano. Non esiste il concetto di danni punitivi (quello che negli Stati Uniti ha reso ricchi certi studi legali ma anche rovinato non poche aziende) e, pur in presenza di un Paese i cui standard qualitativi sono altissimi, la legge sulla product liability è tutto sommato assai blanda soprattutto nelle sanzioni. Inoltre, la riforma del diritto societario del 2004 consente ora anche al piccolo imprenditore di costituire in Giappone una kabushiki kaisha (i.e. società per azioni) con un capitale anche puramente nominale (precedentemente, l’importo minimo era di 10 milioni di yen). 

Basi culturali

È probabilmente vero per qualsiasi ambiente straniero nel quale ci si trovi ad operare, ma lo è in maggior misura in un Paese dove le dinamiche sociali e industriali sono del tutto originali e spesso diverse dalle nostre (non necessariamente migliori o peggiori): una conoscenza per quanto possibile approfondita dell’economia e della società, ma anche della storia, della cultura e delle tradizioni giapponesi sono un assoluto dovere per chi miri ad operare con successo con, e in, questo paese. Solo un piccolo esempio in campo legale. Quando il Giappone, sul finire del diciannovesimo secolo, decise di dotarsi di leggi e normative all’occidentale, le Commissioni di studio preposte allo scopo dovettero affrontare un primo e basilare problema: nella lingua giapponese il vocabolo “diritto” (ovvero, il sostantivo-mattone di ogni normativa all’occidentale, il concetto-base sul quale si fonda ogni relazione contrattuale) non esisteva! Dovette essere creato ex-novo dalle Commissioni (il neologismo adottato fu kenri).  Morale: anche certi pilastri della nostra cultura, quasi parte essenziale del nostro DNA, possono essere ignoti o (come nel caso del diritto all’occidentale) acquisizioni tutto sommato recenti (in una prospettiva storica) in Giappone. L’imprenditore o il legale occidentale che conoscano questo fatto possono avere una importantissima chiave di lettura e di comprensione del modus operandi del loro interlocutore giapponese.

DA FARE: apprendere quanto più possibile cultura e tradizioni giapponesi prima di affrontare il mercato o una trattativa con una azienda giapponese.

DA NON FARE: ignorare l’esistenza di differenze culturali e metodologiche e rifiutarsi di prendere in considerazione l’opportunità di un adattamento.

LA BUONA NOTIZIA È… Pur nella diversità di sviluppo storico e tradizioni, Italia e Giappone hanno in comune un sorprendente numero di caratteristiche: entrambi paesi geograficamente problematici (scarsità di territorio pianeggiante, elevata frequenza sismica, povertà di materie prime), politicamente piuttosto instabili almeno all’apparenza (il Giappone ha avuto nel dopoguerra più gabinetti dell’Italia), a bassa natalità, etc: queste somiglianze di struttura, pur nella diversità di facciata, contribuiscono a rendere l’Italia uno dei paesi più “vicini” e apprezzati in Giappone, e in questo le aziende italiane si possono molto avvantaggiare.

Comunicazione.

Se si vuole risparmiare nell’intrattenere un rapporto d’affari con il Giappone, meglio risparmiare sul biglietto aereo o sull’hotel. Evitare assolutamente di risparmiare sugli interpreti! In Giappone, il problema della comunicazione è forse uno dei maggiori ostacoli, soprattutto quando si abbia a che fare con interlocutori che non abbiano avuto eccessive esposizioni internazionali (e, checché se ne pensi, anche aziende di primissimo piano possono avere qui un management ancora molto “indigeno” e men che meno multiculturale o poliglotta). L’interprete è la vostra faccia, la vostra lingua ed il vostro orecchio. E, purtroppo, in non pochi casi, il vostro interprete giapponese – rispecchiando il classico carattere giapponese - può essere anche tanto timido e/o orgoglioso da non ammettere di non avere capito quanto dovrebbe tradurre, e – di conseguenza – di finir per tradurre solo più o meno quanto crede di aver capito. Attenzione massima quindi nella comunicazione: utilizzare per quanto possibile parole e espressioni semplici, accertarsi sempre che il concetto sia passato ripetendolo più volte e magari chiedendo che venga ripetuto, dubitare quando l’interprete (o l’interlocutore) non chiede mai che gli venga rispiegata qualche vostra espressione palesemente ostica. E, appunto, reclutare solo i migliori (e generalmente più costosi) interpreti.

DA FARE: attenzione massima alla comunicazione. Reclutare solo i migliori interpreti. Utilizzare parole ed espressioni semplici. Accertarsi ripetutamente che il concetto espresso sia stato ben inteso. Imparare magari qualche semplice parola di saluto o ringraziamento in giapponese (ma vedi sotto). Leggere uno o più manuali sulle modalità con cui fare business in Giappone (ma vedi sotto). 

DA NON FARE: Esagerare in un approccio confidenziale (i giapponesi si “danno del lei” anche dopo cinquant’anni di amicizia). Evitare di usare la lingua giapponese se non se ne è sufficientemente padroni. Non prendere eccessivamente alla lettera i manuali di cui sopra: non c’è peggior modo di affrontare il mercato che generalizzando sui comportamenti “dei giapponesi” ritenendoli sempre “standardizzati” (non è così).

LA BUONA NOTIZIA È…Grazie soprattutto alla musica, alla moda, al design, alla cucina e alla cultura in generale, esiste una sorprendente quantità di giapponesi che ha studiato o fatto apprendistato in Italia, ne parla la lingua, ne intende la cultura. E l’Italiano è tutt’oggi una delle lingue estere più studiate in Giappone. Da una parte, questo cospicuo manipolo di alumni d’Italia a vario titolo costituisce un importante veicolo di comunicazione e reciproca comprensione fra i due Paesi, dall’altra forma un utilissimo bacino di interpreti e possibili collaboratori in loco per le aziende italiane.

* Studio Legale Pavia e Ansaldo, Ufficio di Tokyo

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