Avviso di assunzione - Ambasciata d'Italia Tokyo

Avviso di assunzione di un/una impiegato/a a contratto da adibire ai servizi di assistente amministrativo/a (scadenza 12 gennaio 2021 ore 18.00 locali)

È da oggi online l’avviso di assunzione di un/una impiegato/a a contratto da adibire ai servizi di assistente amministrativo/a. Le domande di ammissione alle prove per l’assunzione (da redigersi secondo il seguente modello) dovranno essere sottoposte entro e non oltre le ore 18:00 del giorno 12 gennaio 2021. Per i dettagli e i seguiti si prega di fare affidamento al testo dell’Avviso.


Italia amore mio banner

Il design italiano in mostra a Tokyo

Al via la quinta edizione di Italia, amore mio! (IAM), rassegna dedicata alla passione e al lifestyle italiano, organizzata dalla Camera di Commercio Italiana in Giappone (ICCJ)  il 21 e 22 novembre a Tokyo.

Il tema di IAM 2020 è “Insieme”, per sottolineare l’importanza del contributo collettivo che in questo particolare momento storico è necessario per guardare avanti e prepararci al futuro.

Quest’anno IAM si farà portavoce del design italiano in Giappone: il festival sarà presentato insieme alla quarta edizione dell’ Italian Design Day (IDD) 2020, in collaborazione con l’Ambasciata Italiana a Tokyo, l'Associazione per il Disegno Industriale (ADI), il Museo del Compasso d’Oro, il patrocinio di ENIT. Al lancio saranno presenti tutti gli attori del Sistema Paese. Una straordinaria vetrina per le imprese e i designer italiani con numerose iniziative per promuovere il design come espressione del “Made in Italy” ad un pubblico, quello giapponese, sempre più curioso e attento.

Numerosissimi gli ospiti che parteciperanno alla rassegna in versione fisica e, con collegamenti video, dall’Italia - dal mondo dell’arte e del design a quello dello spettacolo; da architetti e designer come Kengo Kuma e Toshiyuki Kita, a Olimpia Zagnoli, Atsushi Komagata e Luca Barcellona per il mondo dell’illustrazione e della calligrafia; inoltre l’attore Tet Wada, la nota influencer Shiori Fujiwara, e il modello e attore Andrea Cocco. E ancora, la LaPina ed Emiliano Pepe in versione autori, la cantante Chiara Galiazzo, l’architetto Francesco Librizzi, nominato design Ambassador dall’IDD 2020, e molti altri.

Nel cuore di Omotesando (centrale quartiere di Tokyo),  sarà allestita Casa IAM che funge da piattaforma di incontri e da hub centrale dove i visitatori potranno anche raccogliere informazioni sugli eventi satellite - che si teranno nei luoghi più rappresentativi del made in Italy a Tokyo - dal design alla moda. Al secondo piano di CASA IAM sarà allestita una mostra/installazione dove saranno esposti pezzi iconici del design italiano, vincitori delle passate edizioni del prestigioso premio Compasso d’Oro.

Appuntamento speciale di questa edizione sarà la presentazione (in anteprima in Giappone), dell’ADI Design Museum, in prossima apertura a Milano, raccontato dalle voci di Luciano Galimberti, Presidente ADI e Umberto Cabini, Presidente Fondazione ADI. L'evento vedrà poi la partecipazione degli ex alunni dell’ Istituto Europeo di Design (IED), che per l’occasione hanno organizzato un live talk su progetti di di moda sostenibile e di mobilità elettrica.

Molti i ristoranti italiani coinvolti per presentare un viaggio culinario “speciale" per degustare, solo per il weekend del festival il menu Italia, amore mio! e celebrare insieme la quinta edizione della Cucina Italiana nel Mondo.

Italia amore mio!, il più grande festiva Italiano in Giappone, e il design, di cui da sempre l’Italia è portavoce nel Mondo, “insieme” per far nascere nuove collaborazioni e riaffermare la voglia di ripartire.

Tutti gli interventi possono essere seguiti live sul nostro sito https://italia-amore-mio.com/.


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Osservatorio mensile sul mercato giapponese – Novembre 2020

Quadro generale

Fatti salvi ulteriori lockdown che colpiscano le filiere produttive, il grafico dell’andamento generale delle importazioni in Giappone sembra mostrare una sostanziale ripresa delle importazioni ai livelli di due anni fa. Per contrasto, il picco negativo delle importazioni nell’aprile di quest’anno è stato comunque superiore in valore al periodo dell’ultima crisi economica mondiale (2009-2012). Questo può mettere in una prospettiva diversa quanto è accaduto alle esportazioni italiane, che per altro presentano, al momento performance di ripresa decisamente migliori di quelle francesi.

Nota: dove non altrimenti indicato, la sorgente dei dati è l’ufficio delle dogane giapponesi. La suddivisione dei dati segue la categorizzazione giapponese Principal Commodity; per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale delle dogane giapponesi. I dati sono espressi in migliaia di yen. Approssimativamente, 1000 yen corrispondono a 8 euro; dove è indicato in scala 250 milioni, ad esempio, il corrispondente in Euro è di circa 2 miliardi.


Vino

I dati di settembre mostrano una leggera ripresa rispetto ad agosto, ma comunque a un livello ancora sotto le medie degli ultimi anni. In valore la perdita è di circa il 25% rispetto al settembre del 2019. Rispetto ad altri settori, come quello della moda, quello del vino ha risentito della crisi pandemica a scoppio ritardato. Non particolarmente legato a scadenze brevi o a stagionalità, ma in buona parte dipendente dalla ristorazione, il vino importato nella prima metà dell’anno fa fatica a ruotare nei magazzini, costringendo gli importatori a ritardare o diminuire gli ordini.

Olive Oil, Cheese

Così come per il vino, anche le rotazioni delle scorte di olio di oliva rallentano, ma vi è inoltre uno spostamento deciso sull’olio di oliva spagnolo, venduto a prezzi al litro decisamente minori. Nel caso del formaggio, invece, a causa della rotazione più del magazzino dovuta alla maggiore deperibilità, il costo della pandemia è stato assorbito prima (picco negativo a maggio), mentre ora le importazioni dall’Europa si assestano su livelli inferiori.

Macchinari

Continua la ripresa del settore, su livelli superiori a quelli francesi, e anche superiori a quelli dello scorso anno (che comunque non è stato particolarmente performante). Rispetto al dato di settembre 2019 il valore dell’importato dall’Italia per il settembre 2020 è maggiore del 25% circa, a quota 350 milioni di euro.

Medicale – farmaceutico

Settore in generale meno colpito dalla crisi pandemica, vede purtroppo l’Italia in leggera depressione rispetto ai player principali e alla Francia in particolare. Il dato degli ultimi mesi è comunque nella media degli ultimi anni, con un valore compreso tra i 50 e i 60 milioni di euro per mese registrato.

Moda e pelletteria

Settori caratterizzati da forte stagionalità e dipendenza dalle attività di retail, tutti i comparti moda hanno registrato picchi negative record durante il periodo di maggiore crisi e lockdown in primavera, con cali puntuali di oltre il 70%. Sono anche i settori che hanno registrato la ripresa più rapida, seppur non necessariamente fino ai livelli pre-covid. In nessuno dei settori dove l’Italia è leader sono state perse posizioni. L’abbigliamento vede al momento una ripresa quasi totale, mentre scarpe e borse fanno maggiore fatica, essendo probabilmente legate a spese più consistenti. Nel caso delle borse, alla media mensile di circa 80 milioni di euro di valore importato ci si attesta ora a circa il 20% in meno.




Influencer marketing banner

Social Media e Influencer Marketing in Giappone

Questo periodo ha fatto emergere in modo ancora più deciso quanto la digitalizzazione dei servizi e dei canali di comunicazione sia un vero e proprio strumento che permette alle aziende di sopravvivere e crescere, anche nella fase post-emergenziale.
Sappiamo già quanto il consumatore giapponese sia un utente da tempo educato alla digitalizzazione: secondo un recente rapporto di Hootsuite e We Are Social emerge che gli utenti di Internet siano il 92% della popolazione, con il 65% (82 milioni di persone) di utenti attivi sui social media.

Ma qual è invece il ruolo dell’influencer marketing in Giappone? E quali sono le differenze tra il mercato europeo e quello giapponese per quanto riguarda l’uso dei social media e del relativo influencer marketing?

Panoramica generale sui social media e sull’influencer marketing in Giappone

Il Giappone condivide con gli altri paesi occidentali la maggior parte delle piattaforme social media. Un dato interessante che emerge dal rapporto Digital 2020 Japan di Hootsuite e We Are Social (https://datareportal.com/reports/digital-2020-japan) è che YouTube sia il social media più utilizzato (71% di utenti), seguito da LINE (61%) e Twitter (50%). Anche Instagram e Facebook rientrano tra le prime cinque piattaforme social più comunemente utilizzate nel paese, seguite da TikTok che sta diventando sempre più popolare anche in Giappone.

Tuttavia, come sappiamo, la compatibilità tra il prodotto e la piattaforma da utilizzare per promuoverlo dipende dalle caratteristiche di ciascun SNS. Ad esempio, Instagram è la piattaforma più utilizzata per la promozione di prodotti e servizi legati alla moda, al cibo, ai viaggi, ai cosmetici o all'arredamento della casa sia per la modalità prevalentemente visiva sia per la demografica, attualmente posizionata sulle donne 30-40 anni.
YouTube, rispetto a Instagram, è più efficace per la promozione su larga scala. Ciò è dovuto principalmente al fatto che i dati demografici degli utenti sono più ampi rispetto a Instagram, con giapponesi di tutte le età che utilizzano questo tipo di canale social regolarmente. Inoltre, quasi tutti i prodotti o i servizi possono essere promossi tramite YouTube, rendendolo accessibile alle aziende di quasi tutti i settori. Sono molti i brand che hanno scelto di collaborare con vari YouTuber famosi, come Hajime-Shacho (https://www.youtube.com/c/0214mex/featured 8, 96 Mln di iscritti). Tra gli esempi di campagne di marketing influencer su YouTube ci sono quelle condotte da aziende globali come H&M o da aziende localicome quella dolciaria di Morinaga &Co., Ltd. (https://www.morinaga.co.jp/) che hanno realizzato video spot di successo in collaborazione con due influencer gemelle, RikaRiko (https://www.youtube.com/channel/UCElrU4ZeDojoVv8hg3gDQOQ), molto popolari tra gli adolescenti.

Differenze e punti chiave sul tema dell’influencer marketing in Giappone

L'influencer marketing in Giappone è un mercato relativamente più recente e meno popolare rispetto ai paesi occidentali, ma con molto potenziale. Nonostante il valore monetario non sia elevato, ha mostrato una crescita esponenziale in breve tempo, dimostrando di essere un ottimo metodo per aumentare la notorietà di un brand.
Una prima caratteristica dell’Influencer Marketing in Giappone, risiede nel fatto che le agenzie hanno una forte influenza nel campo pubblicitario giapponese. Quasi tutti i brand sono in contatto con un’agenzia che gestisce le loro attività di marketing. Quindi, se si vuole lavorare con un influencer molto probabilmente bisogna rivolgersi a una di queste agenzie, essendo pochi gli influencer che lavorano in modo “freelance”. Un altro punto chiave da sottolineare è quello della lingua. La scarsa competenza della lingua inglese dei giapponesi e la necessità del consumatore e/o acquirente giapponese di ricevere informazioni nella lingua madre potrebbe causare complicazioni anche nell’ambito dell’influencer marketing, per cui diventa necessario utilizzare influencer locali con la consapevolezza che questi ultimi, proprio per la barriera linguistica, hanno meno followers rispetto a quelli globali. Tuttavia, bisogna considerare che, proprio perché gli influencer restano nel bacino di utenza giapponese, l’engagement diventa più semplice. Infatti, gli influencers giapponesi sono estremamente più legati al loro pubblico e le interazioni superano di gran lunga quelle occidentali.

Nuove opportunità dopo il Covid-19?

Proprio su questo argomento abbiamo recentemente ospitato un articolo della nostra associata TMP Group, agenzia internazionale specializzata nella comunicazione digitale (l’articolo è disponibile in giapponese e inglese). La considerazione più ovvia è quella dello spostamento degli investimenti tra i vari canali marketing. A causa della situazione emergenziale, sappiamo che le aziende propenderanno maggiormente su mezzi di comunicazione digitali al posto di quelli tradizionali. Le tre aree che finora hanno visto i maggiori investimenti sono Data Analytics, e-Commerce e Customer Relationship Management (CRM).

In generale, la ristrutturazione dei canali di marketing, dove possibile, deve essere vista come un’occasione per ripensare a tutti i rapporti commerciali con i paesi esteri, esaminando attentamente per quali aree e categorie i partner hanno già attivi dei canali social e valutare di dedicare tempo, idee e risorse per la loro valorizzazione: non è difficile pensare che diversi partner si trovino nelle condizioni di dover rafforzare all’ultimo minuto proprio questi canali, e che un aiuto nel reperire contenuti social interessanti, quando non nel contribuire alle spese di advertising, possa offrire proprio ora un buon ritorno sull’investimento.

(A cura di Francesca Solito e Francesco Rinarelli)


Formaggi in Giappone banner

Formaggi in Giappone: il consumo interno e l’export crescono

Il Giappone è da tempo considerato come uno dei nuovi mercati-chiave per l'espansione internazionale dei prodotti lattiero-caseari italiani. Il mercato giapponese, pur essendo in realtà piuttosto contenuto in termini assoluti, si è mostrato molto dinamico nel medio periodo, con un trend di crescita importante sia in valore sia in volume.

Importazioni in Giappone

Rispetto ai principali competitor internazionali presenti sul mercato giapponese (Francia, Nuova Zelanda, Australia, Paesi Bassi, USA, Germania e Danimarca), l’Italia ha prezzi nettamente superiori motivati dall’elevato profilo qualitativo delle produzioni italiane; circa il 60% dell’export dei formaggi naturali non erborinati è infatti rappresentato da Grana Padano e Parmigiano Reggiano (dati Eurostat). Nel 2019 il valore del formaggio italiano è stato di circa 9.87 euro/kg, con un prezzo medio all’import registrato di 3.71 euro/kg.

I prodotti che, in valore, offrono all’Italia i maggiori introiti sono i formaggi freschi (es. mozzarella) e quelli stagionati (es. Parmigiano Reggiano e Grana Padano non grattugiati). L’Italia è anche tra i primi fornitori nella nicchia dei formaggi a pasta erborinata (52,3% nel 2019), insieme alla Danimarca e alla Francia.

Accordi internazionali- EPA e dazi

Spesso descritto e sintetizzato con l’espressione «Formaggio in cambio di automobili», l’EPA include 10 formaggi tra le 44 IGP italiane che vengono tutelate in Giappone grazie all’accordo di libero scambio: Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella di Bufala Campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Pecorino Toscano, Provolone Valpadana, Taleggio.

Tuttavia, è doveroso sottolineare che i formaggi non hanno goduto di un azzeramento delle tariffe doganali (come è avvenuto per il vino, i cui dazi, prima tra il 15% e il 23%, sono stati immediatamente eliminati); i prodotti del settore lattiero-caseario sono soggetti a una progressiva riduzione della tassazione (che arriva al 30% per alcune tipologie) nell’arco di circa 10 anni per i formaggi a pasta molle o in 15 anni per i formaggi a pasta dura, fino ad arrivare a un abbattimento completo.

Il trend di crescita delle importazioni in Giappone, dunque, non è immediatamente riconducibile all’EPA, quanto a una crescita della domanda negli ultimi anni.

Per maggiori informazioni in merito agli attuali dazi di importazione:

Tariffa Doganale Giapponese https://www.customs.go.jp/english/tariff/2020_1/index.htm

Per richieste specifiche in merito alle tariffe doganali si prega di rivolgersi all’ufficio doganale territorialmente competente.

Quali certificazioni servono a un produttore del settore lattiero-caseario per esportare in Giappone?

Per esportare in Giappone è necessario anzitutto il Certificato veterinario per l’esportazione di latte e prodotti a base di latte verso il Giappone (Veterinary certificate for milk and milk products intended to be exported from Italy to Japan) in vigore dal 1 Giugno 2020, modello scaricabile sul sito del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/temi/documenti/veterinariaInternazionale/JP-L01.pdf

L’esportatore in Italia dovrà poi predisporre tutti i documenti che solitamente sono richiesti per l’esportazione (pro-forma invoice, packing list, etc.).

Per beneficiare delle tariffe agevolate previste dall’EPA è inoltre necessario dimostrare l’origine europea/ italiana del prodotto spedito. Attraverso due possibili modalità:

  • registrazione al sistema REX (scelta consigliata) da richiedere tramite invio PEC del modulo di domanda 22-06 BIS all’ufficio doganale di competenza che, dopo aver visionato il modulo, vi darà il Vostro numero REX che servirà a dichiarare l’origine europea del prodotto e che dovrà essere inserito in ogni documentazione commerciale o fattura.
  • “Conoscenza dell’importatore, documento alternativo alla dichiarazione di origine tramite sistema REX. L’esportatore in questo caso dovrà fornire al suo acquirente/importatore tutte le informazioni occorrenti a dimostrazione del carattere originario delle merci.

In ogni modo, per commercializzare i prodotti italiani nel mercato nipponico è essenziale la massima collaborazione fra l’esportatore in Italia e l’importatore in Giappone.

Distribuzione

Il canale distributivo in Giappone è a più livelli: importatori, grossisti di primo livello, grossisti di secondo livello, clienti finali (ristoratori, dettaglianti, consumatori). Secondo i parametri specifici dei prodotti (deperibilità, frequenza d’acquisto, freschezza, pratiche commerciali, ecc.) la lunghezza del canale distributivo può variare. In linea di massima, considerati i ricarichi degli intermediari, il prezzo finale al dettaglio in Giappone può arrivare a tre volte il prezzo retail del mercato italiano. Anche per questo il consumatore giapponese, in generale molto sofisticato e conoscitore del Made in Italy, ha una maggiore pretesa rispetto alla qualità del prodotto.

Oltre alla ristorazione, nella maggior parte dei casi il consumatore acquista i formaggi presso i supermercati, i department store e i negozi specializzati. Altri sbocchi al dettaglio sono i convenience store e i mini-market. In crescita l’acquisto di prodotti italiani tramite e-commerce.

Contatti utili

Per formare gli operatori italiani la Camera di Commercio Italiana di Tokyo ha introdotto azioni educational, come i webinar “Giovedì in Camera” su varie tematiche riguardanti i maggiori settori di export, e servizi di assistenza alle imprese con particolare riguardo al canale Horeca e alle grandi catene di ristorazione, oltre alla GDO e agli operatori locali.

CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA IN GIAPPONE

FBR Mita Bldg. 9F, Mita 4-1-27, Minato-ku (108-0073) – Tokyo

Tel: +81 (3) 6809-5802; Fax: +81 (3) 6809-5803

Skype: Italian-chamber-in-Japan

Facebook: https://www.facebook.com/ICCJ.Tokyo

Web: http://www.iccj.or.jp/it

e-mail:

  • Per appuntamenti: iccj@iccj.or.jp
  • Richieste su servizi commerciali: analyst@iccj.or.jp
  • Per informazioni su eventi: support@iccj.or.jp

(A cura di Francesca Solito)


Old Japan banner

Invecchiamento demografico in Giappone: opportunità per le industrie italiane

L’Italia è tra i Paesi maggiormente colpiti dalla denatalità, insieme al Giappone, dove l’innalzamento dell’età media tra la popolazione cresce rapidamente: le persone anziane giapponesi sopra i 65 anni nel 1950 non costituivano neanche il 5% della popolazione totale, mentre oggi si stima che nel 2025 il 30% della popolazione sarà ultrasessantacinquenne.

Si può quindi propriamente parlare di una società invecchiata e, di conseguenza, emergono problematiche specifiche legate all’aspetto socio-sanitario e allo sviluppo economico del Paese.  Secondo le statistiche della National Trade Agency nel 2025 la spesa complessiva per la previdenza sociale che comprende benefici pensionistici e gli oneri dell’assistenza sanitaria, raggiungeranno cifre che supereranno la crescita economica.

Per affrontare il problema dei costi elevati che minacciano il sistema economico e socio-sanitario nazionale, il governo giapponese ha identificato priorità e strategie in diverse aree - tra cui il settore medico-sanitario e quello dell’assistenza sociale - che, in particolare, prevedono l’impiego delle tecnologie ICT (Tecnologie dell’Informazione e della Comunicazione).

Opportunità per le imprese italiane

L’Italia è, assieme al Giappone, fra i paesi più anziani al mondo e affronta tematiche e sfide simili. In entrambi i Paesi il progressivo processo di invecchiamento della popolazione sta rapidamente provocando un’incremento della domanda nel settore delle tecnologie ICT applicate in ambito medico-sanitario, nel settore farmaceutico, così come si registra un aumento della domanda di prodotti per la cura della persona - in particolare gli integratori alimentari e i cosmetici per la cura della pelle. Proprio sulle le tecnologie ICT stanno puntando i principali player interni, tra cui noti colossi mondiali del digitale e dell’intelligenza artificiale come NTT Data e grandi conglomerate quali Mitsubishi Corporation. Considerata la concorrenza interna, puntare a mercati di nicchia può essere una chiave per ottenere un migliore accesso al mercato.

Consigli per chi ha intenzione di entrare nel mercato giapponese

Tra le principali barriere troviamo quella linguistica e la scarsa conoscenza degli aspetti culturali - biglietti da visita, puntualità e rispetto delle regole, comunicazione e materiale in giapponese, aftercare, ecc. - spesso sottovalutati ma che hanno invece un’importanza strategica. Gli esportatori devono essere consapevoli di dover affrontare numerose sfide: lenti processo di approvazione, distribuzione multi-livello e altro ancora. Tali ostacoli possono essere superati instaurando un partenariato con attori locali, beneficiando di una rete esistente e della volontà di introdurre nuove tecnologie o nuovi prodotti di qualità nel mercato. Non bisogna sottovalutare che l'Italia gode di un'immagine positiva in Giappone, un vantaggio da sfruttare per ricercare collaborazioni con istituzioni o joint ventures.


Osservatorio mensile sul mercato giapponese – Ottobre 2020

Quadro generale

Il panorama delle esportazioni in Giappone è complesso, con alcune voci ancora colpite dalla crisi pandemica e altre in rapida ripresa. Tra le prime troviamo soprattutto il tessile e l’abbigliamento - che ha ripreso quota dopo il crollo di aprile e maggio, ma sotto i livelli pre-COVID – l’automotive e gli alimentari, con un calo di picco decisamente minore ma un trend negativo che si prolunga verso l’autunno.

Tra le seconde troviamo soprattutto i beni strumentali e in particolare le macchine ad azionamento elettrico, che nel mese di agosto hanno registrato un’impennata del 118% e si sollevano al -10% sul cumulato dell’anno vs 2019.

Nota: dove non altrimenti indicato, la sorgente dei dati è l'ufficio delle dogane giapponesi. La suddivisione dei dati segue la categorizzazione giapponese Principal Commodity; per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale delle dogane giapponesi. I dati sono espressi in yen, arrotondati al migliaio. 

Vino

Per valore l’Italia mantiene il secondo posto tra i Paesi Europei, dopo la Francia (nell’import mondiale al terzo posto dopo Cile e Francia). Impatto Covid: per l’Italia un calo leggero ma consistente, e ad agosto si trova ad avere importato un miliardo di yen in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Più drastico il crollo della Francia, scesa per la prima volta dopo anni sotto i 5 miliardi di yen nel mese di giugno. Leader del settore, la Francia presenta comunque la sua performance migliore nel mese di novembre, in occasione della nuova stagione del beaujolais noveau

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Olio

Spagna e Italia continuano a contendersi il mercato giapponese. Forte calo registrato dall’import spagnolo da inizio 2020, con un aprile in perdita per 700 milioni di yen rispetto al 2019. In crescita il valore italiano nel mese di giugno 2020; nel cumulato dell’anno, la quantità importata è stata maggiore dei primi otto mesi del 2019, ma il basso prezzo per litro ha pesato sul valore dell’importato, che supera di poco gli otto miliardi di yen.

Macchinari

Grandi perdite per tutti i leader europei, con un picco per l’Italia di -42,2% nel mese di maggio contro il -32% per la Germania. Da allora Italia e Francia mostrano un recupero su valori di circa il 15%-20% inferiori alla media del periodo, mentre l’importato dalla Germania cala ancora nel mese di agosto.

Prodotti a uso medico

La categoria medicale, comprendente sia i farmaci che vitamine e antibiotici, vede l’Italia da tempo ai primi posti in Europa per esportazione verso il Giappone, dietro alla Germania e, di poco, alla Francia, con un valore medio attorno agli 8 miliardi di yen al mese. Non vi sono stati cambi significativi nel profilo delle importazioni da parte di tutti gli attori. Il comparto della chimica in generale registra un +3,4% nelle importazioni dall’Italia in valore (yen) da inizio anno ad agosto.

Abbigliamento

Il settore dell’abbigliamento è stato tra i più fortemente colpiti dalla crisi Covid. L’Italia, primo Paese per l’export verso il Giappone, ha registrato un drastico e improvviso calo nel periodo febbraio - maggio. Il calo registrato ad inizio della crisi Covid, ha visto una caduta da oltre 5 miliardi a 1 miliardo nel periodo di aprile. Anche l’altro principale concorrente europeo, la Francia, seppur su valori complessivi più ridotti, ha visto dimezzarsi l’export nel periodo febbraio – maggio 2020. Nonostante le forti perdite per l’export Italiano, gli andamenti degli ultimi mesi mostrano una buona ripresa: nel luglio 2020 si è tornati a raggiungere valori medi pre-covid di oltre 6 miliardi (seppur ancora ridotti nel confronto con la performance migliore dell’anno precedente, nel mese di luglio, che era stata di 7.8 miliardi).

Calzature

Come per il settore abbigliamento, anche Il settore calzature è stato tra fortemente colpito dall’emergenza degli ultimi mesi. L’Italia, primo Paese per l’export verso il Giappone anche nel settore calzature, ha visto una caduta da oltre 4 miliardi a meno di un 1 miliardo nel mese peggiore, aprile. Il secondo Paese per export verso il Giappone, la Spagna, seppur su valori complessivi più ridotti, ha registrato un ritardo nell’accusa la crisi e, nel complesso, dopo una forte caduta nel mese di maggio i trend degli ultimi mesi mostrano una lenta ma progressiva ripresa. Così come per l’abbigliamento, anche per le calzature le performance migliori dell’anno precedente si erano registrate nel mese di luglio (oltre 5 miliardi nel 2019). Per l’export Italiano, nel complesso, gli andamenti degli ultimi mesi mostrano un trend positivo: nel luglio 2020 si è tornati a raggiungere oltre i 3.5 miliardi (seppur ancora ridotti nel confronto con l’anno precedente).

Borse

Anche l’import di borse ha visto lo stesso andamento di abbigliamento e calzature: dopo il drastico calo nei mesi di piena emergenza Covid, da maggio si è tornati ad osservare un andamento positivo e in stabile crescita. L’export di borse italiane in Giappone, seppur in trend di crescita negli ultimi mesi, è ancora però nettamente sotto i livelli medi dell’anno precedente. Gli ultimi dati per il mese di luglio 2020 si sono fermati a poco più di 9 miliardi, contro la media di 10-11 miliardi nel corso del 2019 e il picco quasi 13 miliardi nel dicembre 2019.


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Il Giappone cerca il green e la sostenibilità attraverso il settore fashion

Non si può affermare che, per le iniziative mirate alla sostenibilità e alla realizzazione di un'economiacircolare, il Giappone sia attivo allo stesso livello dell’Europa. Tuttavia, negli ultimi anni, quello della sostenibilità è diventato un tema importante per l'industria della moda giapponese e in questa direzione vengono intraprese una serie di azioni di diverso tipo. Considerandola una “responsabilità aziendale” si richiede alle persone e alla società di rispettare l'ambiente, sia con il modo di pensare che con le proprie azioni. Allo stesso tempo, si dice anche che è più probabile che siano le generazioni giovani ad essere maggiormente propense a scegliere le aziende e i marchi che promuovono tali iniziative.

Iniziative nel settore moda a favore della sostenibilità

Tra le varie iniziative, Fast Retailing, azienda che controlla il marchio UNIQLO, sta svolgendo varie attività di incoraggiamento al recupero delle risorse attraverso la gestione appropriata dei rifiuti prodotti nei negozi e negli uffici, come il progetto del 2017 che prevedeva il riciclaggio al 100% degli scatoloni di cartone presso UNIQLO. Altro esempio, sono le continue “attività di riciclo dei prodotti", in base alle quali i prodotti dei brand gestiti dall’azienda, non più utilizzati dai consumatori, sono recuperati e poi distribuiti a coloro che ne hanno bisogno.

Altra iniziativa riguarda l'uso di imballaggi di plastica usa e getta nei negozi. A questo proposito, in Giappone l'addebito di una tariffa per le borse della spesa in plastica è diventato obbligatorio per i negozi dal 1 ° luglio 2020. Nonostante il ritardo e la limitazione delle misure adottate (ricordiamo che in Italia la messa al bando dei sacchetti in plastica è in vigore dal 2011), il risultato della tariffa obbligatoria per le borse della spesa in plastica si è tradotto in un aumento immediato dell’uso di tote bag riutilizzabili. Le misure a favore della sostenibilità ambientale, anche le più semplici come quello della tariffa sui sacchetti della spesa in plastica, spingono quindi anche gli acquirenti giapponesi, da sempre più sensibili alla qualità del prodotto piuttosto che al green, a riesaminare i loro stili di vita e portano a variazioni dei consumi.

Tra le tote bag riutilizzabili e disponibili in un’ampia varietà di dimensioni e design, c’è un brand in particolare che ha ottenuto un notevole successo. Si tratta di shuppatto prodotto da MARNA INC., azienda giapponese che produce articoli per la casa fondata nel 1872. La caratteristica distintiva di questa borsa pieghevole, premiata per la sua funzionalità e per l’originale design, è che può essere facilmente rimpicciolita tirando semplicemente entrambe le estremità.

È recente anche un revival del furoshiki, il tradizionale pezzo di tessuto quasi quadrato che è stato a lungo utilizzato per avvolgere e trasportare oggetti in Giappone, in modo particolare durante il periodo Edo (1603–1867), numerose infatti le xilografie ukiyo-e dell'epoca raffiguranti viaggiatori con furoshiki a tracolla. Abbandonato dopo la Seconda guerra mondiale, quando lo stile di vita giapponese divenne sempre più occidentalizzato, il furoshiki scomparve dalla vita di tutti i giorni, sostituito da borse o zaini. Ironicamente, oggi torna ad essere utilizzato a sostituzione delle borse e degli zaini per la sua caratteristica
vantaggiosa: è un tessuto facilmente pieghevole e riutilizzabile. Oltre alla molteplicità dei design e all’ampia gamma di dimensioni: si passa da quadrati di 50 cm a fino a quelli di 200 cm.

Sfide e prospettive future

Se il ritorno del furoshiki attinge a un tratto giapponese che non è andato completamente perduto, quello di usare le cose con attenzione e non sprecare nulla, dal punto di vista delle tendenze di mercato e delle possibilità nell’esportazione, i produttori italiani di abbigliamento/tessile potrebbero cercare di puntare, oltre alla qualità del prodotto con il valore intrinseco del Made in Italy, anche a un discorso di sostenibilità ambientale abbinata al design, al fine di favorire l’esportazione dei loro prodotti attraverso un responso veloce e/o un know-how sempre più approfondito dei gusti e delle caratteristiche del consumatore locale. Le singole aziende dovrebbero quindi prendere in considerazione tali tendenze di maggiore sensibilità al green nel settore moda.

Referenze:
https://www.gov-online.go.jp/eng/publicity/book/hlj/html/202009/202009_07_en.html
https://www.gov-online.go.jp/eng/publicity/book/hlj/html/202009/202009_08_en.html


Idroponica banner web

Idroponica in Giappone: panoramica e prospettive di un mercato in crescita

In Giappone, i problemi legati alla carenza di manodopera e di terreno hanno reso necessario prendere in considerazione soluzioni per il settore agroalimentare.

Non è rimasto inosservato l’innovativo metodo di coltivazione brevettato dall’azienda giapponese Mebiol che permette di risparmiare due delle risorse più preziose: acqua e terreno. Il metodo è stato messo a punto dal professore Yuichi Mori e prevede la coltivazione di piante in ambienti chiusi a temperatura e luce controllate, utilizzando un idrogel costituito da un film polimerico. Grazie a questo idrogel è possibile far crescere i vegetali risparmiando il 90% di acqua. Ma non solo: il gel protegge anche le piante dall’attacco di agenti esterni, rendendo di fatto superfluo l’impiego di pesticidi.

Date le sue caratteristiche, il metodo può essere applicato nelle zone aride del pianeta o dove il degrado ambientale e l’inquinamento non consentono più di utilizzare i terreni per scopi agricoli. Infatti, attualmente, è stato già adottato per ricostruire le aree agricole nel nord-est del Giappone contaminate da sostanze provenienti dall’incidente nucleare di Fukushima e in alcune zone del deserto degli Emirati Arabi.

Secondo il quotidiano Nikkei, l’idea di frutta e verdura prodotta in fabbrica sta diventando sempre più affascinante nei paesi asiatici, dove il sistema potrebbe rivelarsi particolarmente utile per aumentare la produzione a fronte della crescente richiesta.

Il sistema brevettato dalla Mebiol non è un caso isolato di successo della tecnica idroponica in Giappone. La Obayashi Corporation ha deciso di sviluppare un progetto che prevede esperimenti di coltivazione idroponica su larga scala in terre situate sull'isola di Bintan in Indonesia. Le verdure coltivate sull'isola di Bintan saranno vendute in Indonesia e Singapore a partire da gennaio 2021 per studiare le tendenze di consumo e i canali di vendita del sud-est asiatico, ha affermato l’azienda giapponese.

Opportunità commerciali in Giappone
Con l'atteso aumento della popolazione mondiale (da 7.600 milioni a 9.800 milioni di persone nel 2050), le aziende giapponesi scommettono sulle opportunità commerciali derivanti dall’uso della tecnologia e della coltura idroponica, legate alla crescente domanda alimentare, o meglio: di sicurezza alimentare. Anche nel nostro paese l’idroponica e l’utilizzo di queste nuove tecnologie è in costante aumento, sono molte le start-up innovative che si dedicano a questo metodo di coltura tramite cui è possibile avere una produzione controllata tutto l’anno, sia dal punto di vista qualitativo che da quello igienico e sanitario.

L’idroponica si rivela dunque un’occasione, sia per puntare alla crescita della partnership scientifico-tecnologica con il Giappone, che per esportare le eccellenze del nostro paese ancor più valorizzate dall’innovativo metodo di coltura.

Referenze:
Greenme.it, "Come il Giappone sta rivoluzionando l’agricoltura senza terra, lavoratori e con il 90% di acqua in meno"
BlueBerries, “How Japan is revolutionizing agriculture without land or workers
Asia Nikkei, “Japan's Obayashi plans hydroponic veggie farm in Indonesia


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Bio Made in Italy e prodotti salutistici in Giappone

Sullo sfondo dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo, previsti per il 2021, nel mercato giapponese la domanda di prodotti salutistici e sostenibili che possano soddisfare gli standard internazionali è cresciuta sempre più. In effetti, risulta evidente un accrescimento della consapevolezza da parte dei consumatori giapponesi che sono sempre più desiderosi di assumere sostanze nutritive attraverso alimenti naturali.

Si pensi, ad esempio, alle bevande aojiru (gli estratti di vegetali verdi) al mercato delle foglie di Ginkgo biloba, le cui vendite continuano a registrare un andamento stabile, essendo aumentato l’interesse nei riguardi dello stato di salute. In crescita anche il numero dei prodotti registrati nel sistema dei “Foods with Function Claims”. Quest’ultimo in particolar modo costituisce un esempio di vivacizzazione del mercato, derivante dalla sempre più diffusa tendenza di comunicare ai consumatori le proprietà funzionali degli alimenti attraverso l’etichettatura, consentendo in tal modo ai consumatori di scegliere i prodotti alimentari salutistici più adatti alle proprie condizioni fisiche.

Un mercato strategico

In base ai dati della Organic Trade Association il mercato giapponese degli alimenti biologici si sta espandendo. Il Giappone è al tredicesimo posto per dimensione di mercato a livello globale con un valore di 591,3 milioni di dollari nel 2019. Tuttavia, il mercato dovrebbe registrare una crescita marginale dello 0,2% per il periodo di previsione 2019-2024, con una dimensione del mercato pari a circa 596,3 milioni di dollari.

Le motivazioni dell’espansione del mercato biologico sono sicuramente date da diversi fattori, uno dei quali è quello ambientale, legato alla scarsa quantità di terra arabile in Giappone, la quale inevitabilmente determina una sostanziosa domanda di alimenti biologici importati (incluse bevande e condimenti). Altri fattori sono legati a variabili più socio-culturali. Infatti, rispetto ai Paesi EU, i consumatori giapponesi non scelgono il biologico per una questione di rispetto ambientale o di economia circolare, quanto più per la salute e una rassicurazione sulla sicurezza alimentare. I dati di una ricerca fatta dallo Yano Research Institute nel 2016-2017 mostrano tra le cause della domanda di prodotti organici una percentuale pari a 78,6% per motivi di salute e solo un 12,6% per cause legate all’ambiente.

Opportunità per le aziende

Sono attesi e previsti risvolti positivi poiché sempre più catene di supermercati (come Aeon, Kodawari-Ichiba, Fukushimaya, Natural House, ecc.) stanno entrando nel commercio biologico. Anche il crescente e-commerce nel settore biologico sta facilitando la distribuzione di alimenti bio in tutto il paese. Inoltre, dal 9 al 12 marzo 2021, durante la nota fiera FOODEX JAPAN, la più grande fiera asiatica per l'industria alimentare che da anni attira commercianti, grossisti, retailer e buyers nel settore della ristorazione, ci sarà il Padiglione di BIOFACH JAPAN, specializzato nell’industria biologica.