Osservatorio mensile sul mercato giapponese – Novembre 2020

Quadro generale

Fatti salvi ulteriori lockdown che colpiscano le filiere produttive, il grafico dell’andamento generale delle importazioni in Giappone sembra mostrare una sostanziale ripresa delle importazioni ai livelli di due anni fa. Per contrasto, il picco negativo delle importazioni nell’aprile di quest’anno è stato comunque superiore in valore al periodo dell’ultima crisi economica mondiale (2009-2012). Questo può mettere in una prospettiva diversa quanto è accaduto alle esportazioni italiane, che per altro presentano, al momento performance di ripresa decisamente migliori di quelle francesi.

Nota: dove non altrimenti indicato, la sorgente dei dati è l’ufficio delle dogane giapponesi. La suddivisione dei dati segue la categorizzazione giapponese Principal Commodity; per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale delle dogane giapponesi. I dati sono espressi in migliaia di yen. Approssimativamente, 1000 yen corrispondono a 8 euro; dove è indicato in scala 250 milioni, ad esempio, il corrispondente in Euro è di circa 2 miliardi.


Vino

I dati di settembre mostrano una leggera ripresa rispetto ad agosto, ma comunque a un livello ancora sotto le medie degli ultimi anni. In valore la perdita è di circa il 25% rispetto al settembre del 2019. Rispetto ad altri settori, come quello della moda, quello del vino ha risentito della crisi pandemica a scoppio ritardato. Non particolarmente legato a scadenze brevi o a stagionalità, ma in buona parte dipendente dalla ristorazione, il vino importato nella prima metà dell’anno fa fatica a ruotare nei magazzini, costringendo gli importatori a ritardare o diminuire gli ordini.

Olive Oil, Cheese

Così come per il vino, anche le rotazioni delle scorte di olio di oliva rallentano, ma vi è inoltre uno spostamento deciso sull’olio di oliva spagnolo, venduto a prezzi al litro decisamente minori. Nel caso del formaggio, invece, a causa della rotazione più del magazzino dovuta alla maggiore deperibilità, il costo della pandemia è stato assorbito prima (picco negativo a maggio), mentre ora le importazioni dall’Europa si assestano su livelli inferiori.

Macchinari

Continua la ripresa del settore, su livelli superiori a quelli francesi, e anche superiori a quelli dello scorso anno (che comunque non è stato particolarmente performante). Rispetto al dato di settembre 2019 il valore dell’importato dall’Italia per il settembre 2020 è maggiore del 25% circa, a quota 350 milioni di euro.

Medicale – farmaceutico

Settore in generale meno colpito dalla crisi pandemica, vede purtroppo l’Italia in leggera depressione rispetto ai player principali e alla Francia in particolare. Il dato degli ultimi mesi è comunque nella media degli ultimi anni, con un valore compreso tra i 50 e i 60 milioni di euro per mese registrato.

Moda e pelletteria

Settori caratterizzati da forte stagionalità e dipendenza dalle attività di retail, tutti i comparti moda hanno registrato picchi negative record durante il periodo di maggiore crisi e lockdown in primavera, con cali puntuali di oltre il 70%. Sono anche i settori che hanno registrato la ripresa più rapida, seppur non necessariamente fino ai livelli pre-covid. In nessuno dei settori dove l’Italia è leader sono state perse posizioni. L’abbigliamento vede al momento una ripresa quasi totale, mentre scarpe e borse fanno maggiore fatica, essendo probabilmente legate a spese più consistenti. Nel caso delle borse, alla media mensile di circa 80 milioni di euro di valore importato ci si attesta ora a circa il 20% in meno.