Vorrei aprire un bar/ristorante/panetteria in Giappone. Quale è la procedura per iniziare e quanto è necessario investire?

La risposta dettagliata dipenderà dal tipo specifico di attività, ma è possibile fornire alcune brevi considerazioni di carattere generale:

  • Senza possedere un visto semi-permanente o permanente e una conoscenza della lingua, è molto difficile riuscire ad aprire un’attività in Giappone
  • Nella pratica, occorre il coinvolgimento di soggetti giapponesi nell’apertura della società. Esistono in teoria visti da “investitore” che vengono concessi attraverso il versamento di sufficiente capitale (almeno 5 milioni di yen) in società giapponesi, ma la valutazione avviene caso per caso e molto spesso l’assenza di personale o soci giapponesi nell’attività inficia la possibilità di ottenere un esito positivo.
  • L’affitto o acquisto di locali senza l’intermediazione di garanti giapponesi può essere problematico. Inoltre, è di uso comune la richiesta di cauzioni e anticipi sull’affitto fino a sei mensilità. Il costo per l’affitto di spazi commerciali varia, ma nelle grandi città è paragonabile o superiore a quello dei centri storici delle maggiori città italiane.

Ho una piccola azienda familiare e ho sentito dire che il mercato Giapponese sarebbe interessante per la mia attività. Quale strada è maggiormente indicata per esportare i miei prodotti nel mercato giapponese?

Se si ha un’attività artigianale o ad alto valore aggiunto è molto probabile che il mercato giapponese ne valuti positivamente i prodotti, con un premio sul prezzo di acquisto. Gli ostacoli maggiori per le piccole imprese italiane che desiderano entrare in Giappone sono:

  • Investimento iniziale: è necessario preventivare una spesa per permettere il contatto qualificato di potenziali clienti, la traduzione e la documentazione dei prodotti, il viaggio e le spese logistiche in loco. Spesso le piccole imprese pensano di poter vendere in Giappone a distanza, ma nella pratica è molto difficile un approccio di questo tipo con il mercato giapponese
  • Lingua: in Giappone l’inglese non è la lingua veicolare nei rapporti commerciali. Anche laddove la controparte abbia competenze in inglese, il disagio è spesso tale da rifiutare rapporti commerciali laddove non sia presente un supporto linguistico in giapponese. Il problema è esacerbato se i titolari dell’azienda italiana hanno solo iniziato un percorso di internazionalizzazione e di uso dell’inglese.
  • Percezione del tempo e del rapporto commerciale: un rapporto commerciale con una controparte giapponese richiede normalmente tempi più lunghi per stabilirsi, e necessita di una fedeltà nell’esecuzione dalla trattativa a tutti i servizi post-vendita, fino alla ripetizione dell’acquisto. La tendenza delle piccole e medie aziende italiane di valutare in tempi più brevi il successo commerciale porta spesso ad incomprensioni con la controparte giapponese, che spesso percepisce richieste insistenti come tentativi di coercizione, oppure considera la mancanza di comunicazione post-vendita come mancanza di serietà.
  • Limiti oggettivi legati alle caratteristiche della produzione: è necessario valutare bene i propri limiti dati, ad esempio, da volumi produttivi troppi bassi o da barriere tariffarie e non legate alle caratteristiche intrinseche del prodotto.

Per questi motivi, a differenza di altri mercati, soprattutto europei o emergenti, una collaborazione di lungo termine con risorse competenti sul mercato locale è un presupposto irrinunciabile per una strategia di ingresso.

Esporto già in Cina. Il mercato giapponese è simile?

Nonostante gli intensi scambi culturali e commerciali intercorsi nella lunga storia dei due paesi, i mercati giapponese e cinese sono straordinariamente differenti su una vasta gamma di aspetti:

  • La percezione del lusso, che in Cina è maggiormente legata ad aspetti di visibilità (lusso come segno di stato sociale) mentre in Giappone è maggiormente orientata a soddisfare esigenze personali di qualità e autenticità.
  • La netta diversità nel potere di acquisto delle famiglie (sebbene in progressiva parificazione per alcune grandi città cinesi)
  • Lo stile di conduzione delle trattative commerciali, che richiede tempi più lunghi e maggiori formalità in Giappone
  • La sostanziale sofisticazione del consumatore giapponese, che dispone già di soluzioni e prodotti maturi su tutto lo spettro dei suoi consumi
  • La curva di crescita del mercato, che è piatta per il Giappone mentre è ancora in forte crescita per la Cina (anche per il graduale accesso ai consumi da parte di una percentuale della popolazione sempre maggiore)

Qualunque sia il grado di successo del proprio business in Cina, occorre effettuare una seria riconsiderazione sia delle strategie di prodotto che di promozione prima di considerare l’ingresso in Giappone. Nonostante le tensioni fra i due paesi, inoltre, è talvolta maggiormente indicato per alcuni prodotti (come l’abbigliamento) tentare l’ingresso in Giappone prima di quello cinese, per sfruttare i frequenti effetti di “aura” che i prodotti di successo in Giappone possono presentare sul mercato cinese.

Sto cercando liste di importatori o distributori nella mia industria da poter contattare indipendentemente. Le potete fornire?

ICCJ rileva che numerose sono le richieste di informazioni commerciali sul Giappone da parte di piccole o medie aziende che dispongono di un budget molto limitato.

Nell’era del marketing digitale, la Camera di Commercio Italiana in Giappone non ritiene però di dare valore aggiunto fornendo liste nude di contatti a soggetti terzi. I motivi sono molteplici, ma per quanto riguarda il territorio giapponese vi sono alcune ragioni specifiche per cui una campagna diretta via email o telefono ha risultati scarsi o nulli.

  • La “chiamata a freddo” da parte di aziende non conosciute, anche se l’uso è invalso in Italia e altri Paesi, è particolarmente malvista in Giappone, dove è preferito l’approccio commerciale attraverso  canali predisposti – fiere, convegni, eventi di networking, entrature da parte di istituzioni o associazioni.
  • La scarsa conoscenza della lingua inglese fra le aziende anche di livello medio-grande porta le aziende giapponesi a dotarsi di pochi “esperti di lingue” che non sempre hanno poteri di delega o conoscenze tecniche per gestire proposte commerciali da oltreoceano. In altri casi, chiamate o email in inglese vengono classificate a priori come indesiderate o causano imbarazzo.
  • In Giappone è tipicamente preferito un approccio agli affari con un contatto più ravvicinato (“high-touch”), magari iniziato attraverso una richiesta di appuntamento fisico, che non è tipicamente presupposto da chi contatta dall’Italia.

Per questi motivi, oltre che per semplificare gli adempimenti della nostra Camera di Commercio alla legge sulla privacy giapponese, ICCJ non fornisce contatti se non nel contesto di ricerche partner mirate e in accompagnamento con la nostra struttura.

Vorrei trovare lavoro in Giappone. Potete aiutarmi?

La Camera di Commercio Italiana in Giappone ha come fine la promozione delle interazioni tra la comunità economica italiana/europea e quella giapponese; proprio per questo motivo la nostra Camera promuove non solo lo scambio delle merci, ma anche dei talenti e delle risorse, in un mercato che è sempre più orientato ai servizi. Perché la Camera possa essere di aiuto in questa attività, occorrono però alcune competenze imprescindibili da parte dei candidati a lavorare in (o con) il Giappone:

  • Una competenza linguistica medio-avanzata nella lingua giapponese (indicativamente corrispondente a un livello JLPT N2 pienamente acquisito anche nel parlato)
  • Una laurea di tipo tecnico o un’esperienza lavorativa maturata in un settore di punta del mercato italiano (alimentare, moda, meccanica di precisione)

Mentre fino ad anni recenti settori come quello dell’insegnamento dell’Italiano o delle traduzioni erano in grado di assorbire buona parte della domanda di lavoro qualificata, si assiste ora a una saturazione di questi mercati e a una diminuzione generale delle retribuzioni.

È possibile lavorare presso la Camera di Commercio in Giappone?

Sebbene sia sempre possibile inviare una candidatura spontanea ad ICCJ, di norma l’apertura di una nuova posizione viene annunciata ufficialmente su questo sito. Requisito base di quasi tutte le posizioni aperte è la conoscenza intermedia-avanzata di italiano, giapponese e inglese.

La Camera di Commercio Italiana in Giappone offre numerose opportunità di stage durante l’anno, sia tramite la collaborazione stabile con alcune università sia direttamente agli interessati. Le persone più meritevoli sono segnalate ad aziende locali presenti nel nostro network o, in alcuni casi, assunti direttamente. I criteri con cui i candidati sono valutati sono:

  • L’interesse a verificare una prospettiva di medio-lungo termine in Giappone
  • La conoscenza intermedia o superiore del giapponese
  • Forte interesse per le finalità della nostra organizzazione e per le attività organizzate dalla nostra Camera

A chi ha interesse in una posizione di stage presso la nostra Camera di Commercio consigliamo inoltre la lettura di questa intervista del Sole 24 Ore.