Moda italiana in Giappone: alla ricerca di soluzioni per un futuro da protagonisti
Si dice spesso che una tazza di caffè al mattino aiuti la memoria e aumenti la concentrazione. Niente di più vero: al secondo appuntamento di Un Caffè in Camera, tenutosi nella mattinata di venerdì 22 aprile nella sede di ICCJ, i nostri ospiti erano pronti e concentratissimi per affrontare insieme le difficoltà del settore moda in Giappone e proporre le migliori soluzioni. Una grossa tavolata a cui hanno partecipato l’Ambasciata d’Italia a Tokyo, alcuni fra i maggiori distributori giapponesi e importanti profili del mondo della moda quali Max Mara, Diesel e Loro Piana.
Fra i problemi emersi, i due anni di pandemia hanno senza dubbio giocato un ruolo chiave. La chiusura delle frontiere, con una conseguente mancanza di turisti, l’aumento dei costi di trasporto e l’aumento dei costi di affitto (senza beneficiare di agevolazioni) hanno reso obbligatorio un incremento dei costi retail che ha causato insoddisfazione fra i consumatori. In più, una sempre maggiore digitalizzazione dello shopping sta monopolizzando il mercato verso i grossi e-commerce, lasciando i buyer con sempre meno potere d’acquisto e rendendo sempre più complicata l’entrata di nuovi brand nel mercato giapponese.
Il mercato sta cambiando e, assieme ad esso, stanno cambiando gusti e abitudini del consumatore. Come anticipato nella newsletter della scorsa settimana, l’immagine attuale di Made in Italy rimane accattivante per la fascia senior di consumatori, ma lo stesso non si può dire della generazione più giovane. Gli ospiti dell’incontro hanno dimostrato una forte volontà di attirare proprio questa fascia di consumatori. Fra le strategie adottate, c’è la tendenza a concentrare la promozione del prodotto sempre più verso azioni di storytelling. Valori come sostenibilità e gender equality sono elementi chiave da includere nel brand per entrare in sintonia con la nuova generazione di acquirenti. Necessario è anche un maggiore sforzo di adattamento dei prodotti ai gusti del consumatore giapponese. Questo può avvenire sia adattando i prodotti in base alle richieste locali, sia utilizzando testimonial del posto, che comunichino più direttamente ai giovani giapponesi e che contribuiscano a dare nuova linfa all’immagine della moda italiana.
L’incontro si è chiuso rimarcando il fatto che il potenziale per la moda italiana in Giappone è enorme. Incontri come questo sono fondamentali per favorire lo scambio di conoscenze e punti di vista fra i maggiori esponenti del settore presenti nel Paese. ICCJ, ancora una volta, si mette a disposizione come punto di ritrovo fondamentale per favorire la discussione e per il raggiungimento di un obiettivo comune: promuovere il proprio brand e far crescere insieme il made in Italy in Giappone.
