Formaggi in Giappone: il consumo interno e l’export crescono

Il Giappone è da tempo considerato come uno dei nuovi mercati-chiave per l’espansione internazionale dei prodotti lattiero-caseari italiani. Il mercato giapponese, pur essendo in realtà piuttosto contenuto in termini assoluti, si è mostrato molto dinamico nel medio periodo, con un trend di crescita importante sia in valore sia in volume.

Importazioni in Giappone

Rispetto ai principali competitor internazionali presenti sul mercato giapponese (Francia, Nuova Zelanda, Australia, Paesi Bassi, USA, Germania e Danimarca), l’Italia ha prezzi nettamente superiori motivati dall’elevato profilo qualitativo delle produzioni italiane; circa il 60% dell’export dei formaggi naturali non erborinati è infatti rappresentato da Grana Padano e Parmigiano Reggiano (dati Eurostat). Nel 2019 il valore del formaggio italiano è stato di circa 9.87 euro/kg, con un prezzo medio all’import registrato di 3.71 euro/kg.

I prodotti che, in valore, offrono all’Italia i maggiori introiti sono i formaggi freschi (es. mozzarella) e quelli stagionati (es. Parmigiano Reggiano e Grana Padano non grattugiati). L’Italia è anche tra i primi fornitori nella nicchia dei formaggi a pasta erborinata (52,3% nel 2019), insieme alla Danimarca e alla Francia.

Accordi internazionali- EPA e dazi

Spesso descritto e sintetizzato con l’espressione «Formaggio in cambio di automobili», l’EPA include 10 formaggi tra le 44 IGP italiane che vengono tutelate in Giappone grazie all’accordo di libero scambio: Asiago, Fontina, Gorgonzola, Grana Padano, Mozzarella di Bufala Campana, Parmigiano Reggiano, Pecorino Romano, Pecorino Toscano, Provolone Valpadana, Taleggio.

Tuttavia, è doveroso sottolineare che i formaggi non hanno goduto di un azzeramento delle tariffe doganali (come è avvenuto per il vino, i cui dazi, prima tra il 15% e il 23%, sono stati immediatamente eliminati); i prodotti del settore lattiero-caseario sono soggetti a una progressiva riduzione della tassazione (che arriva al 30% per alcune tipologie) nell’arco di circa 10 anni per i formaggi a pasta molle o in 15 anni per i formaggi a pasta dura, fino ad arrivare a un abbattimento completo.

Il trend di crescita delle importazioni in Giappone, dunque, non è immediatamente riconducibile all’EPA, quanto a una crescita della domanda negli ultimi anni.

Per maggiori informazioni in merito agli attuali dazi di importazione:

Tariffa Doganale Giapponese https://www.customs.go.jp/english/tariff/2020_1/index.htm

Per richieste specifiche in merito alle tariffe doganali si prega di rivolgersi all’ufficio doganale territorialmente competente.

Quali certificazioni servono a un produttore del settore lattiero-caseario per esportare in Giappone?

Per esportare in Giappone è necessario anzitutto il Certificato veterinario per l’esportazione di latte e prodotti a base di latte verso il Giappone (Veterinary certificate for milk and milk products intended to be exported from Italy to Japan) in vigore dal 1 Giugno 2020, modello scaricabile sul sito del Ministero della Salute: http://www.salute.gov.it/portale/temi/documenti/veterinariaInternazionale/JP-L01.pdf

L’esportatore in Italia dovrà poi predisporre tutti i documenti che solitamente sono richiesti per l’esportazione (pro-forma invoice, packing list, etc.).

Per beneficiare delle tariffe agevolate previste dall’EPA è inoltre necessario dimostrare l’origine europea/ italiana del prodotto spedito. Attraverso due possibili modalità:

  • registrazione al sistema REX (scelta consigliata) da richiedere tramite invio PEC del modulo di domanda 22-06 BIS all’ufficio doganale di competenza che, dopo aver visionato il modulo, vi darà il Vostro numero REX che servirà a dichiarare l’origine europea del prodotto e che dovrà essere inserito in ogni documentazione commerciale o fattura.
  • “Conoscenza dell’importatore, documento alternativo alla dichiarazione di origine tramite sistema REX. L’esportatore in questo caso dovrà fornire al suo acquirente/importatore tutte le informazioni occorrenti a dimostrazione del carattere originario delle merci.

In ogni modo, per commercializzare i prodotti italiani nel mercato nipponico è essenziale la massima collaborazione fra l’esportatore in Italia e l’importatore in Giappone.

Distribuzione

Il canale distributivo in Giappone è a più livelli: importatori, grossisti di primo livello, grossisti di secondo livello, clienti finali (ristoratori, dettaglianti, consumatori). Secondo i parametri specifici dei prodotti (deperibilità, frequenza d’acquisto, freschezza, pratiche commerciali, ecc.) la lunghezza del canale distributivo può variare. In linea di massima, considerati i ricarichi degli intermediari, il prezzo finale al dettaglio in Giappone può arrivare a tre volte il prezzo retail del mercato italiano. Anche per questo il consumatore giapponese, in generale molto sofisticato e conoscitore del Made in Italy, ha una maggiore pretesa rispetto alla qualità del prodotto.

Oltre alla ristorazione, nella maggior parte dei casi il consumatore acquista i formaggi presso i supermercati, i department store e i negozi specializzati. Altri sbocchi al dettaglio sono i convenience store e i mini-market. In crescita l’acquisto di prodotti italiani tramite e-commerce.

Contatti utili

Per formare gli operatori italiani la Camera di Commercio Italiana di Tokyo ha introdotto azioni educational, come i webinar “Giovedì in Camera” su varie tematiche riguardanti i maggiori settori di export, e servizi di assistenza alle imprese con particolare riguardo al canale Horeca e alle grandi catene di ristorazione, oltre alla GDO e agli operatori locali.

CAMERA DI COMMERCIO ITALIANA IN GIAPPONE

FBR Mita Bldg. 9F, Mita 4-1-27, Minato-ku (108-0073) – Tokyo

Tel: +81 (3) 6809-5802; Fax: +81 (3) 6809-5803

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(A cura di Francesca Solito)