Osservatorio mensile sul mercato giapponese – Ottobre 2020

Quadro generale

Il panorama delle esportazioni in Giappone è complesso, con alcune voci ancora colpite dalla crisi pandemica e altre in rapida ripresa. Tra le prime troviamo soprattutto il tessile e l’abbigliamento - che ha ripreso quota dopo il crollo di aprile e maggio, ma sotto i livelli pre-COVID – l’automotive e gli alimentari, con un calo di picco decisamente minore ma un trend negativo che si prolunga verso l’autunno.

Tra le seconde troviamo soprattutto i beni strumentali e in particolare le macchine ad azionamento elettrico, che nel mese di agosto hanno registrato un’impennata del 118% e si sollevano al -10% sul cumulato dell’anno vs 2019.

Nota: dove non altrimenti indicato, la sorgente dei dati è l'ufficio delle dogane giapponesi. La suddivisione dei dati segue la categorizzazione giapponese Principal Commodity; per maggiori informazioni si rimanda al sito ufficiale delle dogane giapponesi. I dati sono espressi in yen, arrotondati al migliaio. 

Vino

Per valore l’Italia mantiene il secondo posto tra i Paesi Europei, dopo la Francia (nell’import mondiale al terzo posto dopo Cile e Francia). Impatto Covid: per l’Italia un calo leggero ma consistente, e ad agosto si trova ad avere importato un miliardo di yen in meno rispetto allo stesso mese del 2019. Più drastico il crollo della Francia, scesa per la prima volta dopo anni sotto i 5 miliardi di yen nel mese di giugno. Leader del settore, la Francia presenta comunque la sua performance migliore nel mese di novembre, in occasione della nuova stagione del beaujolais noveau

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Olio

Spagna e Italia continuano a contendersi il mercato giapponese. Forte calo registrato dall’import spagnolo da inizio 2020, con un aprile in perdita per 700 milioni di yen rispetto al 2019. In crescita il valore italiano nel mese di giugno 2020; nel cumulato dell’anno, la quantità importata è stata maggiore dei primi otto mesi del 2019, ma il basso prezzo per litro ha pesato sul valore dell’importato, che supera di poco gli otto miliardi di yen.

Macchinari

Grandi perdite per tutti i leader europei, con un picco per l’Italia di -42,2% nel mese di maggio contro il -32% per la Germania. Da allora Italia e Francia mostrano un recupero su valori di circa il 15%-20% inferiori alla media del periodo, mentre l’importato dalla Germania cala ancora nel mese di agosto.

Prodotti a uso medico

La categoria medicale, comprendente sia i farmaci che vitamine e antibiotici, vede l’Italia da tempo ai primi posti in Europa per esportazione verso il Giappone, dietro alla Germania e, di poco, alla Francia, con un valore medio attorno agli 8 miliardi di yen al mese. Non vi sono stati cambi significativi nel profilo delle importazioni da parte di tutti gli attori. Il comparto della chimica in generale registra un +3,4% nelle importazioni dall’Italia in valore (yen) da inizio anno ad agosto.

Abbigliamento

Il settore dell’abbigliamento è stato tra i più fortemente colpiti dalla crisi Covid. L’Italia, primo Paese per l’export verso il Giappone, ha registrato un drastico e improvviso calo nel periodo febbraio - maggio. Il calo registrato ad inizio della crisi Covid, ha visto una caduta da oltre 5 miliardi a 1 miliardo nel periodo di aprile. Anche l’altro principale concorrente europeo, la Francia, seppur su valori complessivi più ridotti, ha visto dimezzarsi l’export nel periodo febbraio – maggio 2020. Nonostante le forti perdite per l’export Italiano, gli andamenti degli ultimi mesi mostrano una buona ripresa: nel luglio 2020 si è tornati a raggiungere valori medi pre-covid di oltre 6 miliardi (seppur ancora ridotti nel confronto con la performance migliore dell’anno precedente, nel mese di luglio, che era stata di 7.8 miliardi).

Calzature

Come per il settore abbigliamento, anche Il settore calzature è stato tra fortemente colpito dall’emergenza degli ultimi mesi. L’Italia, primo Paese per l’export verso il Giappone anche nel settore calzature, ha visto una caduta da oltre 4 miliardi a meno di un 1 miliardo nel mese peggiore, aprile. Il secondo Paese per export verso il Giappone, la Spagna, seppur su valori complessivi più ridotti, ha registrato un ritardo nell’accusa la crisi e, nel complesso, dopo una forte caduta nel mese di maggio i trend degli ultimi mesi mostrano una lenta ma progressiva ripresa. Così come per l’abbigliamento, anche per le calzature le performance migliori dell’anno precedente si erano registrate nel mese di luglio (oltre 5 miliardi nel 2019). Per l’export Italiano, nel complesso, gli andamenti degli ultimi mesi mostrano un trend positivo: nel luglio 2020 si è tornati a raggiungere oltre i 3.5 miliardi (seppur ancora ridotti nel confronto con l’anno precedente).

Borse

Anche l’import di borse ha visto lo stesso andamento di abbigliamento e calzature: dopo il drastico calo nei mesi di piena emergenza Covid, da maggio si è tornati ad osservare un andamento positivo e in stabile crescita. L’export di borse italiane in Giappone, seppur in trend di crescita negli ultimi mesi, è ancora però nettamente sotto i livelli medi dell’anno precedente. Gli ultimi dati per il mese di luglio 2020 si sono fermati a poco più di 9 miliardi, contro la media di 10-11 miliardi nel corso del 2019 e il picco quasi 13 miliardi nel dicembre 2019.


Giappone e green fashion banner

Il Giappone cerca il green e la sostenibilità attraverso il settore fashion

Non si può affermare che, per le iniziative mirate alla sostenibilità e alla realizzazione di un'economiacircolare, il Giappone sia attivo allo stesso livello dell’Europa. Tuttavia, negli ultimi anni, quello della sostenibilità è diventato un tema importante per l'industria della moda giapponese e in questa direzione vengono intraprese una serie di azioni di diverso tipo. Considerandola una “responsabilità aziendale” si richiede alle persone e alla società di rispettare l'ambiente, sia con il modo di pensare che con le proprie azioni. Allo stesso tempo, si dice anche che è più probabile che siano le generazioni giovani ad essere maggiormente propense a scegliere le aziende e i marchi che promuovono tali iniziative.

Iniziative nel settore moda a favore della sostenibilità

Tra le varie iniziative, Fast Retailing, azienda che controlla il marchio UNIQLO, sta svolgendo varie attività di incoraggiamento al recupero delle risorse attraverso la gestione appropriata dei rifiuti prodotti nei negozi e negli uffici, come il progetto del 2017 che prevedeva il riciclaggio al 100% degli scatoloni di cartone presso UNIQLO. Altro esempio, sono le continue “attività di riciclo dei prodotti", in base alle quali i prodotti dei brand gestiti dall’azienda, non più utilizzati dai consumatori, sono recuperati e poi distribuiti a coloro che ne hanno bisogno.

Altra iniziativa riguarda l'uso di imballaggi di plastica usa e getta nei negozi. A questo proposito, in Giappone l'addebito di una tariffa per le borse della spesa in plastica è diventato obbligatorio per i negozi dal 1 ° luglio 2020. Nonostante il ritardo e la limitazione delle misure adottate (ricordiamo che in Italia la messa al bando dei sacchetti in plastica è in vigore dal 2011), il risultato della tariffa obbligatoria per le borse della spesa in plastica si è tradotto in un aumento immediato dell’uso di tote bag riutilizzabili. Le misure a favore della sostenibilità ambientale, anche le più semplici come quello della tariffa sui sacchetti della spesa in plastica, spingono quindi anche gli acquirenti giapponesi, da sempre più sensibili alla qualità del prodotto piuttosto che al green, a riesaminare i loro stili di vita e portano a variazioni dei consumi.

Tra le tote bag riutilizzabili e disponibili in un’ampia varietà di dimensioni e design, c’è un brand in particolare che ha ottenuto un notevole successo. Si tratta di shuppatto prodotto da MARNA INC., azienda giapponese che produce articoli per la casa fondata nel 1872. La caratteristica distintiva di questa borsa pieghevole, premiata per la sua funzionalità e per l’originale design, è che può essere facilmente rimpicciolita tirando semplicemente entrambe le estremità.

È recente anche un revival del furoshiki, il tradizionale pezzo di tessuto quasi quadrato che è stato a lungo utilizzato per avvolgere e trasportare oggetti in Giappone, in modo particolare durante il periodo Edo (1603–1867), numerose infatti le xilografie ukiyo-e dell'epoca raffiguranti viaggiatori con furoshiki a tracolla. Abbandonato dopo la Seconda guerra mondiale, quando lo stile di vita giapponese divenne sempre più occidentalizzato, il furoshiki scomparve dalla vita di tutti i giorni, sostituito da borse o zaini. Ironicamente, oggi torna ad essere utilizzato a sostituzione delle borse e degli zaini per la sua caratteristica
vantaggiosa: è un tessuto facilmente pieghevole e riutilizzabile. Oltre alla molteplicità dei design e all’ampia gamma di dimensioni: si passa da quadrati di 50 cm a fino a quelli di 200 cm.

Sfide e prospettive future

Se il ritorno del furoshiki attinge a un tratto giapponese che non è andato completamente perduto, quello di usare le cose con attenzione e non sprecare nulla, dal punto di vista delle tendenze di mercato e delle possibilità nell’esportazione, i produttori italiani di abbigliamento/tessile potrebbero cercare di puntare, oltre alla qualità del prodotto con il valore intrinseco del Made in Italy, anche a un discorso di sostenibilità ambientale abbinata al design, al fine di favorire l’esportazione dei loro prodotti attraverso un responso veloce e/o un know-how sempre più approfondito dei gusti e delle caratteristiche del consumatore locale. Le singole aziende dovrebbero quindi prendere in considerazione tali tendenze di maggiore sensibilità al green nel settore moda.

Referenze:
https://www.gov-online.go.jp/eng/publicity/book/hlj/html/202009/202009_07_en.html
https://www.gov-online.go.jp/eng/publicity/book/hlj/html/202009/202009_08_en.html


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Idroponica in Giappone: panoramica e prospettive di un mercato in crescita

In Giappone, i problemi legati alla carenza di manodopera e di terreno hanno reso necessario prendere in considerazione soluzioni per il settore agroalimentare.

Non è rimasto inosservato l’innovativo metodo di coltivazione brevettato dall’azienda giapponese Mebiol che permette di risparmiare due delle risorse più preziose: acqua e terreno. Il metodo è stato messo a punto dal professore Yuichi Mori e prevede la coltivazione di piante in ambienti chiusi a temperatura e luce controllate, utilizzando un idrogel costituito da un film polimerico. Grazie a questo idrogel è possibile far crescere i vegetali risparmiando il 90% di acqua. Ma non solo: il gel protegge anche le piante dall’attacco di agenti esterni, rendendo di fatto superfluo l’impiego di pesticidi.

Date le sue caratteristiche, il metodo può essere applicato nelle zone aride del pianeta o dove il degrado ambientale e l’inquinamento non consentono più di utilizzare i terreni per scopi agricoli. Infatti, attualmente, è stato già adottato per ricostruire le aree agricole nel nord-est del Giappone contaminate da sostanze provenienti dall’incidente nucleare di Fukushima e in alcune zone del deserto degli Emirati Arabi.

Secondo il quotidiano Nikkei, l’idea di frutta e verdura prodotta in fabbrica sta diventando sempre più affascinante nei paesi asiatici, dove il sistema potrebbe rivelarsi particolarmente utile per aumentare la produzione a fronte della crescente richiesta.

Il sistema brevettato dalla Mebiol non è un caso isolato di successo della tecnica idroponica in Giappone. La Obayashi Corporation ha deciso di sviluppare un progetto che prevede esperimenti di coltivazione idroponica su larga scala in terre situate sull'isola di Bintan in Indonesia. Le verdure coltivate sull'isola di Bintan saranno vendute in Indonesia e Singapore a partire da gennaio 2021 per studiare le tendenze di consumo e i canali di vendita del sud-est asiatico, ha affermato l’azienda giapponese.

Opportunità commerciali in Giappone
Con l'atteso aumento della popolazione mondiale (da 7.600 milioni a 9.800 milioni di persone nel 2050), le aziende giapponesi scommettono sulle opportunità commerciali derivanti dall’uso della tecnologia e della coltura idroponica, legate alla crescente domanda alimentare, o meglio: di sicurezza alimentare. Anche nel nostro paese l’idroponica e l’utilizzo di queste nuove tecnologie è in costante aumento, sono molte le start-up innovative che si dedicano a questo metodo di coltura tramite cui è possibile avere una produzione controllata tutto l’anno, sia dal punto di vista qualitativo che da quello igienico e sanitario.

L’idroponica si rivela dunque un’occasione, sia per puntare alla crescita della partnership scientifico-tecnologica con il Giappone, che per esportare le eccellenze del nostro paese ancor più valorizzate dall’innovativo metodo di coltura.

Referenze:
Greenme.it, "Come il Giappone sta rivoluzionando l’agricoltura senza terra, lavoratori e con il 90% di acqua in meno"
BlueBerries, “How Japan is revolutionizing agriculture without land or workers
Asia Nikkei, “Japan's Obayashi plans hydroponic veggie farm in Indonesia


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Bio Made in Italy e prodotti salutistici in Giappone

Sullo sfondo dei Giochi Olimpici e Paralimpici di Tokyo, previsti per il 2021, nel mercato giapponese la domanda di prodotti salutistici e sostenibili che possano soddisfare gli standard internazionali è cresciuta sempre più. In effetti, risulta evidente un accrescimento della consapevolezza da parte dei consumatori giapponesi che sono sempre più desiderosi di assumere sostanze nutritive attraverso alimenti naturali.

Si pensi, ad esempio, alle bevande aojiru (gli estratti di vegetali verdi) al mercato delle foglie di Ginkgo biloba, le cui vendite continuano a registrare un andamento stabile, essendo aumentato l’interesse nei riguardi dello stato di salute. In crescita anche il numero dei prodotti registrati nel sistema dei “Foods with Function Claims”. Quest’ultimo in particolar modo costituisce un esempio di vivacizzazione del mercato, derivante dalla sempre più diffusa tendenza di comunicare ai consumatori le proprietà funzionali degli alimenti attraverso l’etichettatura, consentendo in tal modo ai consumatori di scegliere i prodotti alimentari salutistici più adatti alle proprie condizioni fisiche.

Un mercato strategico

In base ai dati della Organic Trade Association il mercato giapponese degli alimenti biologici si sta espandendo. Il Giappone è al tredicesimo posto per dimensione di mercato a livello globale con un valore di 591,3 milioni di dollari nel 2019. Tuttavia, il mercato dovrebbe registrare una crescita marginale dello 0,2% per il periodo di previsione 2019-2024, con una dimensione del mercato pari a circa 596,3 milioni di dollari.

Le motivazioni dell’espansione del mercato biologico sono sicuramente date da diversi fattori, uno dei quali è quello ambientale, legato alla scarsa quantità di terra arabile in Giappone, la quale inevitabilmente determina una sostanziosa domanda di alimenti biologici importati (incluse bevande e condimenti). Altri fattori sono legati a variabili più socio-culturali. Infatti, rispetto ai Paesi EU, i consumatori giapponesi non scelgono il biologico per una questione di rispetto ambientale o di economia circolare, quanto più per la salute e una rassicurazione sulla sicurezza alimentare. I dati di una ricerca fatta dallo Yano Research Institute nel 2016-2017 mostrano tra le cause della domanda di prodotti organici una percentuale pari a 78,6% per motivi di salute e solo un 12,6% per cause legate all’ambiente.

Opportunità per le aziende

Sono attesi e previsti risvolti positivi poiché sempre più catene di supermercati (come Aeon, Kodawari-Ichiba, Fukushimaya, Natural House, ecc.) stanno entrando nel commercio biologico. Anche il crescente e-commerce nel settore biologico sta facilitando la distribuzione di alimenti bio in tutto il paese. Inoltre, dal 9 al 12 marzo 2021, durante la nota fiera FOODEX JAPAN, la più grande fiera asiatica per l'industria alimentare che da anni attira commercianti, grossisti, retailer e buyers nel settore della ristorazione, ci sarà il Padiglione di BIOFACH JAPAN, specializzato nell’industria biologica.


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Fashion Made in Italy: focus su e-commerce in Giappone nel settore moda

In Giappone, negli ultimi anni il mercato della moda ha mostrato una tendenza verso la stazionarietà o verso una lieve contrazione. Tra le cause troviamo sicuramente anche macrofattori sociali ed economici, tra gli ultimi, ovviamente, l’impatto del Covid-19 sui mercati, oltre alla diminuzione della popolazione, il declino del tasso di natalità e il progressivo invecchiamento della popolazione, tutti fattori che influiscono sul valore assoluto dei consumi.
Tuttavia, mentre in Giappone il mercato della moda nel suo insieme sta subendo una contrazione, il mercato dell’e-commerce nel settore fashion rivela continue prospettive di espansione e anche i dati sull’export italiano sono sicuramente positivi. Qual è dunque l’andamento delle importazioni dall’Italia nel settore del fashion? Quali caratteristiche e differenze ci sono in un e-commerce in Giappone? Cosa deve fare una PMI per aprire un e-commerce in Giappone?

Abbigliamento e accessori: andamento dell’export italiano
Andando a vedere dati più specifici rispetto al nostro export in Giappone, scopriamo che il mercato è pari a 2,5 miliardi di euro, con l’Italia che si conferma tra i primi paesi esportatori UE. Interessantenotare poi la crescita negli ultimi anni del mercato dell'abbigliamento maschile e del mercato delle borse e della piccola pelletteria.
“Tessile, abbigliamento, pelletteria, accessori moda hanno per noi un’assoluta portata strategica. Stiamo parlando della voce più rilevante del nostro export in Giappone: 24,5% del totale per l’ammontare, in valore, di 2,5 miliardi di euro sui 10,5 miliardi di esportazioni registrati complessivamente dal febbraio 2019 al gennaio 2020: primo anno di attuazione dell’EPA UE-Giappone. Siamo il Paese UE che esporta di più e la Francia, seconda dopo di noi, esporta meno di un terzo rispetto all’Italia”. Commenta così Giorgio Starace, Ambasciatore a Tokyo, sottolineando l’importanza dell’attuazione dell’EPA UE-Giappone che prevede infatti maggiori liberalizzazioni tariffarie proprio nel settore fashion, oltre all’agroalimentare.

Caratteristiche e differenze di un e-commerce in Giappone
Quando si sviluppa un e-commerce di moda in Giappone è necessario anzitutto conoscere le modalità con cui i giapponesi lo utilizzano. Sono ritenute fondamentali le seguenti caratteristiche:
▪ compatibilità smartphone: il Giappone registra la percentuale più alta di utenti che effettuano acquisti da smartphone tra i paesi asiatici, circa il 46% delle vendite.
▪ sito dedicato: l’utilizzo di piattaforme globali scoraggiano l’acquirente giapponese abituato a un altro tipo di grafica e a maggiori contenuti; nel mercato giapponese sono avvantaggiati i marchi che conducono un proprio originale marketing digitale sviluppando un sito di e-commerce a parte.
▪ servizi impeccabili di customer care: restituzione merce, numero giorni per la consegna e costi, chat con il cliente, e così via.
▪ flessibilità nel sistema di pagamento: non solo carta di credito. Sono molti gli utenti che, per esempio, preferiscono il pagamento localizzato e posticipato da effettuare presso convenience store o il cash on delivery al momento della consegna.
▪ fascia di prezzo: i marchi dai prezzi accessibili, se messi a confronto con i noti brand di lusso, hanno più possibilità nell’e-commerce. Ciò è dovuto alla forte resistenza nutrita dai giapponesi rispetto a pagamenti elevati da effettuare su internet (se si tratta di comprare un prodotto che non rientra nella fascia di prezzo accessibile solitamente il consumatore giapponese preferisce acquistare in un negozio fisico)
▪ attenzione allo styling e ai modelli: il consumatore giapponese non guarda solo il prodotto ma anche se il modello straniero ha una fisicità molto diversa.

Cosa deve fare una PMI per aprire un e-commerce nel settore moda in Giappone?
Per sviluppare un e-commerce in Giappone ci sono varie possibilità. Se l’intenzione è quella di tenere basso l’investimento iniziale, aprire un negozio virtuale in una piattaforma di e-commerce influente (Rakuten, Amazon Japan, Yahoo Shopping, ZOZOTOWN, ecc.) che abbia una struttura organizzata sia per la logistica sia per i servizi di costumer care, potrebbe essere una soluzione ottimale. Riuscire ad aprire un negozio in una piattaforma influente con capacità di attrarre clienti, dipenderà dalle condizioni commerciali richieste, avrà come effetto anche una potenziale conquista della fiducia dell’acquirente giapponese nei confronti del marchio.

Tuttavia, uno step fondamentale, più importante della scelta della piattaforma e-commerce dove aprire un negozio virtuale, è come fare branding in Giappone e la diffusione di informazioni circa il marchio. I brand che riescono a vendere attraverso l’e-commerce in Giappone sono quelli che hanno un elevato grado di riconoscimento del marchio, che definiscono con chiarezza il concept e investono per la promozione verso la fascia stabilita come target. Se non si è un brand che si fa notare si finisce col rimanere nascosti e, in questo caso, avere aperto un negozio virtuale in una piattaforma che gode di traffico perde del tutto significato.

Altra soluzione potrebbe essere anche creare o unirsi a un team composto da più marchi; organizzandosi insieme ad altri marchi si può aprire un negozio virtuale concepito come un select shop, ovvero uno store che tratti vari marchi italiani, facendo attività di promozione per pubblicizzarlo. In tal caso, diventerebbe necessario avere una base fisica in Giappone ma i costi di investimento più alti sarebbero contenuti dalla divisione delle spese. Per esempio, aprire un negozio temporaneo in uno spazio dedicato, tipo un pop-up store, potrebbe essere un modo efficace sia per la promozione delle vendite sia dal punto di vista del branding.

Anche se si ha una strategia globale, come passo iniziale per entrare nel mercato giapponese anche attraverso l’e-commerce è preferibile rivolgersi a chi conosce le strategie e gli sviluppi del mercato giapponese. La Camera di Commercio Italiana di Tokyo con il suo team di assistenza alle imprese è sempre a disposizione per eventuali domande.


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Il trend dell’olio di oliva in Giappone

Tendenze di mercato dell’olio evo
Come già noto, il Giappone è stato per lungo tempo un paese con abitudini alimentari poco affini agli oli vegetali. Tuttavia, nonostante ancora non faccia parte della dieta quotidiana, l’olio d’oliva ha guadagnato molta popolarità, registrando diversi boom nell’importazione, il primo avvenuto agli inizi anni Novanta. Il paese ha infatti mostrato un apprezzamento crescente circa le qualità tra le varie classi di olio d'oliva, in particolare quella dell’olio extravergine di oliva che è attualmente quella maggiormente importata.
I giapponesi, si sa, sono tra i consumatori più esigenti, acculturati e amanti delle varietà regionali, quindi sono ben consapevoli dei benefici per la salute ricavati dall’olio d’oliva. Il fatto che sia un prodotto benefico per la salute, in grado di competere direttamente con altri oli e prodotti alimentari salutari, è sicuramente il fondamento della domanda di olio d'oliva in Giappone. Sebbene sia difficile da ottenere, vale la pena perseguire la certificazione ufficiale JAS per i prodotti biologici.

Inoltre, ma non meno importante, l’olio di oliva è inteso come sinonimo di prodotto Made in Italy associato alla cucina italiana. Una crescita nell’uso domestico e nell’uso industriale è dovuta sicuramente alle maggiori occasioni d’uso conseguenti al cambiamento delle abitudini alimentari, con l’aumento del consumo di pasta e, nell’ambito specifico della ristorazione, a seguito del moltiplicarsi di piatti di cucina italiana nei menu occidentali.

Una panoramica circa le importazioni dell’olio evo in Giappone

In Giappone, la produzione interna degli oli parte principalmente da materie prime come i semi di soia, di sesamo o la crusca di riso perciò, per quanto riguarda gli oli d’oliva, questi ultimi sono essenzialmente importati come prodotti finiti poiché, ovviamente, trasportarne le materie non sarebbe assolutamente conveniente. La crescita delle importazioni si preannuncia dunque come un’esigenza e una prospettiva positiva per le piccole medie imprese che sono interessate a rivolgersi ai mercati esteri.

Per quanto riguarda l’andamento del volume delle importazioni complessive, storicamente l'Italia e la Spagna sono sempre stati i principali paesi fornitori del Giappone. Tra il 2018/2019 il Giappone ha importato il 61.4% (43360) del totale dalla Spagna, contro il 32.6% (22998) dall’Italia. Questo calo può essere attribuito a molti fattori, tra cui: la maggiore produzione spagnola in confronto a quella dell'Italia; l'attenzione agli investimenti della Spagna nella produzione di un prodotto di alta qualità; le campagne promozionali intraprese, ad esempio, quella dell'Interprofesional del aceite de Oliva, un'istituzione sostenuta dal governo spagnolo al fine di promuovere lo sviluppo del mercato spagnolo dell'olio d'oliva.

L’impegno di ICCJ a sostegno dei produttori di olio evo in Italia

Da questi presupposti nasce il quinto appuntamento con la serie di webinar settoriali nominati “Giovedì in Camera” che avrà appunto come argomento principale il mercato dell’olio d’oliva in Giappone. Durante il webinar si spiegherà con un taglio pratico cosa fare e come fare se si ha una produzione di olio evo di qualità e si daranno suggerimenti alle aziende che cercano una fetta di mercato dell’olio di oliva in Giappone.